La Legge di Bilancio 2026, e in particolare la norma sull’adesione automatica dei nuovi iscritti a un fondo pensione, nei prossimi cinque anni è destinata a modificare la geografia degli aderenti alla previdenza complementare italiana. Almeno, secondo la stima del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali che, con un’età di ingresso di circa 22 anni, prevede l’iscrizione automatica di circa 350 mila lavoratori all’anno nei prossimi cinque anni, per circa 24 miliardi di patrimonio in più nei primi otto anni. La previsione è presente nel XIII Report annuale “Investitori istituzionali italiani: iscritti risorse e gestori per l’anno 2025”, presentato nel corso di una conferenza che si è tenuta il 9 settembre nella sala Parterre di Palazzo Mezzanotte a Milano, e si inserisce in una dinamica di sviluppo della previdenza complementare in atto da tempo, in un mercato, è doveroso precisarlo, ancora molto ristretto rispetto a esempi internazionali più vivaci. Il Centro Studi fa il punto anche sulle erogazioni, indicando come la nuova possibilità per i fondi pensione di gestire direttamente le rendite consentirà di ridurre i riscatti, le RITA e le trasformazioni in rendita assicurativa (pari a 5,1 miliardi nel 2025) e potrebbe consentire un aumento del patrimonio di circa 20 miliardi nei prossimi otto anni.
Investitori istituzionali: patrimonio oltre i mille miliardi e nuovo impulso dalla Legge di bilancio, mentre aumenta il peso dell’asset management

Felix Prado (Unsplash)
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