C'è chi mette la retromarcia e chi invece fa più di un passo avanti. Mentre l’amministrazione Trump - dopo essere uscita dagli accordi di Parigi - è pronta anche a rottamare il Clean Power Plan, il piano di investimenti di Obama contro le emissioni di gas serra per favorire il passaggio da fonti di energia inquinanti ad altre pulite, dall'altra parte dell'Atlantico si punta forte sulla creazione di un’economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050. La prima ad impegnarsi in questo senso è stata la Commissione europea che ha emanato le Linee guida per i Paesi europei e sta studiando il modo più conveniente per rendere l’economia del vecchio continente più rispettosa del clima ed efficiente dal punto di vista del consumo energetico. Molti Paesi hanno mosso passi in questi direzione: Italia – che ha lanciato il piano definito “Strategia energetica nazionale che prevede decarbonizzazione e maggiore utilizzo di gas” – e Francia hanno politiche allineate per raggiungere il traguardo e lo hanno ribadito nel recente incontro bilaterale di Lione. Anche la Finlandia si è attivata per raggiungere il primo obiettivo 2030 chiesto dall’Unione europea in materia di riduzione di carbone. La Germania, invece, dopo una partenza in quarta con l'Energiewende, un piano per la riduzione delle emissioni e la transizione energetica che ha portato la quota di energie rinnovabili al 30% in pochissimo tempo, ha sofferto una brusca frenata per le forti pressioni della potente lobby dell'industria del carbone.
La decarbonizzazione del pianeta è un megatrend per i gestori

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