La gestione in Italia non parla al femminile

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È vero, ogni anno in questo giorno riaffrontiamo lo stesso argomento. E non è per puro rispetto della “tradizione”, sono i numeri che ci chiedono di farlo. Pochi mesi fa, Morningstar pubblicava i risultati di uno studio condotto a livello mondiale sulla presenza di professioniste nel settore. I risultati parlavano chiaro: circa un gestore su cinque è donna, un dato che peraltro non è cambiato molto dal 2008. Nel ranking stilato dalla società di analisi, l’Italia si piazzava comunque tra i primi 10 Paesi con un tasso del 17% mentre molto più bassa era la percentuale nei centri finanziari maggiori, come Germania e Stati Uniti. Non è un caso, infatti, che proprio ieri State Street Global Advisors abbia collocato di fronte al famoso toro di Wall Street la statua di una giovane ragazza che simboleggia il futuro. SSGA ha poi invitato le oltre 3.500 società in cui detiene partecipazioni per conto dei propri clienti ad adottare misure finalizzate ad aumentare il numero di donne nei loro consigli di amministrazione. Un monito che oltrepassa i confini degli Stati Uniti e investe il Vecchio Continente. In Italia la gestione del risparmio non parla ancora al femminile. O almeno, non abbastanza.

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