L’impact investing verso standard comuni di reporting

unsplash

Il primo grande ostacolo alla diffusione dell’impact investing è l’assenza di standard comuni di misurazione e metriche di reporting che ne definiscano i criteri base. Ciò rende questa tipologia di investimenti ancora troppo confusionaria e limitante per gli investitori. Questo è il prossimo passo a cui autorità ed enti istituzionali stanno lavorando per creare uniformità nella valutazione degli impatti ambientali e sociali degli investimenti. Quale saranno le conseguenze per l’industria dell’asset management? Lo abbiamo chiesto ad alcuni fund selector e gestori in una tavola rotonda virtuale.

“Il World Economic Forum porterà innovazione e competizione in questa area di investimenti con un framework comune e nuove metriche di reporting”, commenta Peter Michaelis, head of Sustainable Investing di Liontrust AM. “È necessario che l’intero sistema finanziario si sposti verso questa tipologia di investimenti per garantire una certa integrità nell’industria. Le finalità positive dell’impact investing non devono essere sfruttate solo e soltanto per raccogliere masse, ma bisogna avere delle linee guida per esser certi che si possano ottenere rendimenti pur salvando vite e riducendo le emissioni di carbonio”, sottolinea l’esperto.

Secondo Simone Chelini, head of ESG & Strategic Activism di Fideuram Asset Menagement SGR, la  bassa correlazione tra i rating ESG dei diversi provider non facilita l’analisi degli investimenti che hanno come obiettivo quello di produrre un impatto ambientale e/o sociale “Tale discordanza è dovuta al fatto che i provider esterni utilizzano metodologie molto differenti tra loro per portata, peso e misurazione delle metriche utilizzate. ”, dichiara il manager. “Gli standard comuni di reporting sono diventati una priorità, ed almeno inizialmente ci si deve concentrare su un numero ristretto di dati, ma che siano molto affidabili e confrontabili tra quelli forniti dalle varie aziende. ”, conclude.

Un framework valutativo comune è necessario non solo per la valutazione dei singoli titoli (obbligazioni o azioni), ma anche per i fondi. “Un reporting affidabile è importante per le case prodotto, per i distributori e per gli investitori finali”, afferma Bruno Pennino, head of Investment Consulting Southern Europe & EEC di Allfunds. “Oggi si ha la certezza che una buona reportistica relativa all’impact investing possa fare la differenza nel guidare i flussi, ma non necessariamente le performance, perché non esistono ancora metriche comuni di misurazione dei risultati extrafinanziari. Si tende quindi a premiare chi ha già fatto dei passi avanti in termini di trasparenza e riesce a comunicare meglio degli altri”, spiega l’esperto. “Una volta che queste regole comuni verranno applicate a tutti gli strumenti, gli investitori avranno a disposizione gli stessi standard valutativi e i confronti saranno più facili. A quel punto probabilmente si tornerà a focalizzarsi sulle capacità gestionali del singolo fund manager e sulla sua abilità di generare valore a tutto campo”, aggiunge.

Quando gli investitori devono costruire un database proprietario per le analisi ESG si imbattono in informazioni discordanti fornite dalle varie agenzie di rating, occorre quindi approfondire tali differenze. “Ciò vuol dire che quando più provider valutano allo stesso modo una società o un prodotto, quelle analisi possono considerarsi accertate”, suggerisce Paolo Biamino, responsabile Manager Selection di Euromobiliare AM SGR. “L’impegno del World Economic Forum consentirà di migliorare la comparabilità dei dati tra settori e aree geografiche, andando quindi a standardizzare gli ingredienti della ricetta ESG”, dichiara il fund buyer. “Gli asset manager saranno quindi liberi di usare il miglior mix di indicatori che riterranno più opportuno alle loro esigenze, facilitando anche l’integrazione tra analisi finanziaria tradizionale ed analisi ESG”, conclude.