Le operazioni societarie nell'industria della gestione patrimoniale sono state molto frequenti negli ultimi anni. Fattori come l'ingesso di sempre più attori nel settore e la compressione dei margini per la difficoltà di generare rendimenti positivi in un contesto di tassi allo 0% e per gli alti costi normativi hanno catalizzato questo fenomeno. L'anno 2020, segnato dalla pandemia, non ha fatto eccezione, anche se l'impatto del COVID-19 è stato avvertito anche sulle operazioni di fusioni e acquisizioni nello scorso anno. A sottolinearlo la società di consulenza americana Piper Sandler in un rapporto intitolato 2020 Asset Manager Transaction Review and 2021 Forecast. Secondo i suoi calcoli, 256 accordi sono stati chiusi nel settore nel 2020, il che implica un calo del 5% rispetto al 2019, sebbene il dato sia ancora in linea con le cifre registrate negli ultimi quattro anni. Il calo nel numero di operazioni non ha tuttavia avuto effetti nel totale di asset in gestione movimentati dalle transazioni. Anzi, è avvenuto proprio il contrario. Mentre nel 2019 questo importo era di 1,2 trilioni di dollari, nel 2020 è salito a 2,9 trilioni di dollari a causa soprattutto del crescente numero di accordi superiori a 1 miliardo di dollari. L'acquisto di Eaton Vance da parte di Morgan Stanley e l'acquisizione di Legg Masson da parte di Franklin Templeton spiccano in questo senso.
M&A sotto la lente: nell'anno del COVID meno accordi ma più masse scambiate

Scott Graham, Unsplash
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