MainStreet Partners, l'economia a emissioni zero sarà uno dei temi più potenti del prossimo decennio

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Rodolfo Fracassi, amministratore delegato e co-fondatore di MainStreet Partners e di Simone Gallo, Managing Director di MainStreet Partners.

SFDR e COP26. Volendo riassumere il 2021 dal punto di vista di trend si potrebbero usare questi due acronimi, da una parte quindi una regolamentazione sugli investimenti sostenibili e dall'altra un grande evento sul tema. "Nel risparmio gestito, l’SFDR ha spinto gli operatori ad accelerare l’integrazione ESG nei loro prodotti e ad applicare esclusioni molto più rigide rispetto ad un anno fa. È cresciuto anche il ruolo degli esperti di sostenibilità all’interno delle case di gestione. In pochi mesi i team ESG sono passati dall’essere comparse a veri protagonisti, all’interno delle organizzazioni", spiegano in questa intervista rilasciata a FundsPeople Rodolfo Fracassi, amministratore delegato e co-fondatore di MainStreet Partners e Simone Gallo, managing director della società.

Su COP26, secondo i due esperti, ci ricorderemo tutti il messaggio finale di Alok Sharma quasi in lacrime ed il suo "deeply sorry". "Ma non dobbiamo dimenticare che COP26 ha posto le basi per progressi reali per la transizione delle economie nazionali verso il “net zero”. Senza contare che, come mai prima di ora, la COP ha acceso i riflettori dei media e dell’opinione pubblica sul tema, incrementando così la pressione sui policy maker ad agire concretamente per raggiungere gli obiettivi SDG entro il 2030", aggiungono.

L'industria del risparmio gestito alla prova della sostenibilità

Quando cambia il lessico molto spesso cambia anche il modo di pensare. Nell'ultimo anno si è parlato esclusivamente di fondi catalogati come articolo 8 e 9 dell'SFDR. "In particolare, l’art 8 crea grande confusione e incertezza, accomunando strategie con caratteristiche molto diverse: da fondi generalisti che escludono settori critici dal punto di vista ESG o società coinvolte in comportamenti controversi, a fondi tematici con una missione di sostenibilità. Non è semplice orientarsi in un universo ormai così ampio e in continua evoluzione. Anche a livello di società sottostanti al portafoglio, vengono spesso assegnati rating ESG molto diversi dai vari provider che non fanno altro che aumentare la confusione dell’investitore finale. La domanda che gli investitori si faranno sempre di più nel 2202 sarà: chi fa effettivamente un audit ESG approfondita dei fondi? Di chi è la responsabilità?", commentano Fracassi e Gallo.

Vecchie relazioni e nuovi accordi

Il 2021, guardando nello specifico, è stato anche un anno ricco di cambiamenti per MainStreet Parteners. "Siamo riusciti a consolidare ancor di più le relazioni con i nostri clienti storici in Italia come Banca Generali, Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, Euromobiliare Asset Management, Sella SGR, HDI Assicurazioni, Fondazione Compagnia di San Paolo. Inoltre, ci ha permesso di concludere accordi con nuovi partner di primaria importanza, tra cui il Gruppo Credem in Italia  e Zurich Financial Services in Svizzera con cui al momento collaboriamo su un prodotto unit-linked articolo 9 per il mercato portoghese. Da qualche settimana siamo stati anche scelti dall’Associazione dei wealth managers indipendenti di Singapore come il loro provider di dati ESG" raccontano i professionisti.

Quando si tratta della valutazione dei fondi e relativa catalogazione, MainStreet Partners utilizza un osservatorio privilegiato, dal momento che valutano con un rating olistico ESG basato sui tre pilastri di asset manager, strategia e portafoglio, su oltre 4.200 fondi gestiti da più di 160 asset managers. "Pensiamo da sempre che analizzare un fondo ESG esclusivamente considerando i titoli in portafoglio, senza considerare la strategia e chi la gestisce, risulti fuorviante e tutt’altro che trasparente. La categorizzazione SFDR a 6,8 o 9 certamente non è sufficiente per chi ha responsabilità di manager research o costruisce prodotti e soluzioni usando fondi ed ETF. È necessario eseguire una due diligence ESG in linea con quella che storicamente è stata fatta in ambito finanziario", spiegano Fracassi e Gallo. E aggiungono che considerano separatamente l'asset manager, il team e la strategia, oltre al portafoglio, il che si traduce in un rating di sostenibilità più affidabile e olistico. Tutto questo processo si mette in atto per evitare un grande rischio, quello relativo al "greenwashing".

Valutazioni troppo care, la concentrazione su alcuni titoli

Quello che iniziano a lamentare alcuni investitori è che i titoli con valutazioni ESG stanno diventando troppo cari. Secondo un rapporto di luglio di Fortune Business Insights, il mercato globale della tecnologia verde e della sostenibilità, valutato a 9,57 miliardi di dollari l'anno scorso, varrà 41,6 miliardi di dollari entro il 2028. Questo accade anche perché le società tendono a scegliere e concentrare la propria attenzione solo su alcuni grandi titoli, i così detti "campioni" di oggi, senza prestare sufficiente attenzione a quelli del domani.

In MainStreet credono nel concetto di transizione sia nell’ambientale che nel sociale. "Guardiamo al futuro della sostenibilità e non solo ai rating ESG basati su pochi dati del passato o politiche di responsabilità. La vera sfida degli investitori sarà misurare e stimare la “performance ESG dei titoli” su molte metriche d’impatto e capire come cambieranno anche nel futuro oltre che nel passato. Il tutto utilizzando modelli sempre più precisi e quantitativi per evitare che anche il più blando obiettivo ESG si trasformi poi in una scusa per investire in qualsiasi azienda", proseguono.

Secondo Fracassi e Gallo, quello dei veicoli elettrici è stato l'esempio perfetto. "Un titolo come Tesla che è valutata a 1,5 milioni di dollari per auto vendute quest'anno, mentre una società come Volkswagen è valutata a 15.000 dollari per auto. Il mercato valuta Volkswagen ancora in parte considerando lo scandalo diesel di alcuni anni fa e forse non apprezza pienamente l’importante transizione che ha fatto negli ultimi tempi. Con la varietà di dati e con i modelli di valutazione che abbiamo a disposizione è oggi possibile cominciare a guardare avanti e stimare la traiettoria delle aziende per identificare i campioni ESG del futuro in numerosi ambiti oggi ancora poco battuti", concludono.