Mercati privati alla sfida ESG. Parla Davide Elli (Fideuram AM SGR)

private market, Mercati privati alla sfida ESG. Parla Davide Elli (Fideuram AM SGR)
Foto ceduta (Fideuram AM SGR)

Sostenibilità e private market. O meglio dire, sostenibilità nei mercati privati. L’ultima frontiera in termini di finanza SRI è la transizione del private capital verso gli obiettivi ambientali e sociali. La crescita straordinaria degli investimenti ESG a livello generale negli ultimi anni è stata certamente enorme ma anche spesso appannaggio dei mercati pubblici. Basti guardare l’ultimo report pubblicato da PwC Luxembourg dal titolo “EU Private Markets: ESG Reboot”. In Europa pare che la percentuale di asset ESG nel private market non superi nemmeno il 15 per cento. Un dato ancora basso che però, sempre secondo il report, è destinato ad aumentare fortemente nei prossimi cinque anni. Ne è convinto anche Davide Elli, Chief Investment Officer for Multimanager and Alternative Investments in Fideuram AM SGR. “C’è un forte interesse ed un grande opportunità nel private debt, nel private equity e nel settore delle infrastrutture. E lo vediamo sia sulla parte ambientale che sociale”, dice subito l’esperto.

Tornando al report di PwC, secondo l’analisi gli asset ESG nei mercati privati europei raggiungeranno nello scenario più ottimistico 1,2 miliardi di euro entro il 2025, arrivando a pesare per il 42% circa degli AUM complessivi. Se questa previsione dovesse realizzarsi, si stima che il 75,7% verrà da nuovi fondi mentre i fondi ESG attualmente esistenti e quelli riclassificati rappresenterebbero rispettivamente il 20,9% e il restante 3,4% delle attività. Concorda anche Elli: “essendo fondi chiusi sarà molto più probabile, nei prossimi anni, ritrovarsi con nuovi lanci in linea coi criteri ESG piuttosto che con una trasformazione di fondi già esistenti”.

Per il CIO Multimanager and Alternative Investments in Fideuram AM SGR ci sono tre fasi nel percorso dei mercati privati verso la sostenibilità. In primis si parte con l’esclusione di quei settori ‘topici’ ad impatto negativo. Il passaggio successivo è l’applicazione delle metriche ESG alle imprese sottostanti, infine c’è la fase di impatto. “Dal nostro punto di osservazione, vediamo una crescita del numero di prodotti che ad un rendimento finanziario associano obiettivi d’impatto collegati ai 17 obiettivi SDG delle Nazioni Unite. Le opportunità di investimento che vediamo crescere in maniera molto sensibile, interessanti da un punto di vista di ritorno per gli investitori, ma anche per tutti gli altri stakeholder, riguardano settori come benessere e salute in termini di impatti sociali, e settori come l’efficienza energetica, le rinnovabili e l’economia circolare in termini ambientali”, spiega, “ma anche trasporto pubblico e smart city”.

L’interesse degli istituzionali

Restano certo delle sfide: da una parte l’accessibilità dei dati delle società non quotate (quindi “investire nella misurazione e nel reporting è fondamentale”) dall’altra una maggiore educazione finanziaria. “Bisogna fare capire al cliente finale cosa significa fare sostenibilità nei mercati privati”, aggiunge Elli. Ma non è solo questione di clientela retail. Anche gli istituzionali sono sempre più aperti all’idea di investire nei private markets, e di farlo in maniera sostenibile. “Si tratta ormai di una delle asset class più favorite da questa tipologia di investitori. E per varie ragioni. Prima di tutto hanno la possibilità di investire in un orizzonte temporale di lungo termine, poi di ottenere rendimenti extra nei mercati privati, in un contesto di tassi compressi”, afferma l’esperto. “In Italia notiamo una crescita non indifferente, per questo, come Fideuram AM SGR, abbiamo lanciato una piattaforma di fondi che permette di accedere in maniera semplice, trasparente e regolamentata agli investimenti alternativi, per agevolare sia i privati che gli istituzionali”.

Elli fa riferimento a Fideuram Alternative Investments, piattaforma nata nel 2016 che oggi ha circa 2 miliardi di masse in gestione, di cui 1,5 miliardi già investiti in aziende ed in economia reale, tramite partner di eccellenza. L’ultimo prodotto lanciato, invece, è il FAI Progetto Italia 2021, un PIR alternativo che investe in piccole e medie imprese italiane ma soprattutto in infrastrutture, cogliendo le opportunità del Paese, anche grazie al PNRR. “C’è consapevolezza tra gli investitori che non è sempre necessario andare lontano per cercare rendimenti ma possiamo anche trovarli a casa nostra”.