Microcredito, se il lato buono della finanza diventa un'asset class redditizia

Vincenzo Trani News
Foto ceduta

Investire nel microcredito non è solo una scelta (o un dovere) sociale. Negli ultimi tempi il tema è entrato di diritto nel perimetro degli investimenti alternativi. E a ragione. Basta guardare i numeri (secondo le stime, è in crescita di oltre 196 miliardi di dollari entro il 2025). Ma c’è di più. Per gli investitori rappresenta quel classico mattoncino da inserire in portafoglio che risponde a tre fattori essenziali: diversificazione, impatto sociale e decorrelazione dai mercati finanziari tradizionali.  Vincenzo Trani, presidente di Mikro Kapital, da oltre dieci anni si occupa di microcredito. “La mia esperienza comincia negli uffici della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, dove mi sono occupato del progetto microcredito in Russia e nell’area dell’ex Unione sovietica". Una scrivania a Mosca, uno sguardo proteso lungo i Paesi della via della Seta, negli anni Trani ha portato avanti un progetto sul mercato con risultati che appaiono non solo interessanti eticamente (la S di ESG, per dire) ma anche di investimenti.

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