Nell’era dell’incertezza gli istituzionali guardano a liquidità e alternativi

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Le incertezze generate dall’evoluzione globale degli ultimi anni, dalla tendenza “lenta ma costante” che vede un aumento delle autarchie, all’aumento del debito globale, quantificato dall’FMI in 318 mila miliardi di dollari (il 328% del PIL), al contesto di bassa crescita, hanno un effetto sui mercati finanziari. E un riflesso di questa incertezza, “è visibile anche sui tassi di rendimento degli investitori istituzionali”, afferma Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali che indica come “casse di previdenza e fondi pensione e sanitari abbiano registrato risultati inferiori ai benchmark”, in particolare i fondi pensione, nei rendimenti medi composti a tre e cinque anni (si arriva vicino al TFR a 10 anni). L’anno si è aperto per l’Europa con la definizione di un’importante spesa per la difesa e gli armamenti, al contempo il rischio sistemico più impattante nel breve termine, secondo il global risk report del World Economic Forum, è costituito da misinformazione e disinformazione, con riflessi decisivi sulle democrazie. Cosa aspettarsi dunque da un 2025 così incerto e come si muove, anche dal punto di vista tattico, un investitore istituzionale? Una risposta a questa domanda si è cercata nel Convegno di primavera, organizzato da Itinerari Previdenziali che, nell’appuntamento del 2025 si interroga appunto sui “Nuovi equilibri globali: cambiano le politiche, si rinnovano le incertezze sui mercati finanziari”.

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