Nuova normalità, cinque direttrici: la strategia dei gestori europei

Nunzio Digiacomo e Nicolò Pittiglio
Nunzio Digiacomo e Nicolò Pittiglio, foto ceduta (McKinsey & Company)

Gli esperti di McKinsey & Company Nunzio Digiacomo, Senior Partner, e Nicolò Pittiglio, Senior Knowledge Expert, ritengono che per affrontare l'attuale scenario di redditività compressa e maggiore volatilità, le società di gestione debbano ripensare radicalmente i propri modelli di business e operativi.

Dopo la contrazione del 2022, l’industria europea dell’asset management mostra segnali di ripresa: nel 2024 gli asset under management (AuM) hanno toccato il massimo storico di 28 mila miliardi di euro, superando il picco del 2021. Dietro la cifra record, però, emerge una realtà meno confortante. I profitti restano inferiori del 20% rispetto ai livelli del 2021 e i margini operativi continuano a erodersi, penalizzati dal calo del revenue margin (da 28 a 26 punti base tra il 2021 e il 2024) e dall’aumento del cost base, cresciuto del 10% nello stesso arco temporale.

La pressione si riflette anche nei flussi: se nel 2024 i gestori europei hanno raccolto quasi 600 miliardi di euro netti, gran parte è confluita in prodotti a basso margine (passivi, monetari e obbligazionari) mentre asset class più redditizie come active equity e multi-asset hanno registrato deflussi consistenti (-147 e -109 miliardi rispettivamente). Solo gli alternativi hanno mantenuto un trend positivo (+52 miliardi).

Il confronto con gli Stati Uniti accentua ulteriormente il divario competitivo. Oggi solo quattro gestori europei compaiono nella top 20 globale, contro i sette del 2007; la loro quota di mercato è scesa dal 31 all’11 per cento. Tra il 2019 e il 2023, i player europei hanno catturato appena il 44% dei flussi netti domestici, mentre i concorrenti americani hanno intercettato il 99% dei flussi interni.

La differenza è anche strutturale: in Europa 16 dei 20 principali gestori sono captive, contro 9 su 20 negli Stati Uniti. Spesso legati a gruppi bancari o assicurativi, privilegiano la gestione attiva e una gamma ampia di prodotti destinata alla clientela interna. Il risultato è una minore scala: i captive europei gestiscono il 40% di fondi in più, ma con una dimensione media per fondo inferiore del 21 per cento. Una frammentazione che limita la capacità di attrarre flussi terzi e competere alla pari con i grandi player globali.

In questo scenario di redditività compressa e maggiore volatilità si delinea una "nuova normalità" per l’industria europea del risparmio. Per affrontarla, i gestori devono ripensare radicalmente modelli di business e modelli operativi.

Grafico: Il patrimonio gestito europeo segna un nuovo record nel 2024, ma i profitti restano lontani dal picco del 2021 confermando la pressione sui margini dell’industria

Fonte: McKinsey Perfomance Lens Global Growth Cube; McKinsey Performance Lens Global Asset Management Survey - McKinsey & Company.

1. Identificare un chiaro posizionamento strategico

Gli operatori con una rotta precisa registrano performance superiori: cost/income ratio più bassi, ricavi in crescita e maggiori flussi netti. Coloro che non hanno un posizionamento chiaro, rischiano invece di restare "schiacciati nel mezzo". Tre modelli si sono rivelati più efficaci:

  • player "a scala", con un cost/income ratio vicino al 60%, che sono stati capaci di garantire crescita stabile dei ricavi e nuovi flussi netti negli ultimi cinque anni;
  • specialisti in asset class ad alto alpha, che hanno registrato ricavi in aumento a un tasso medio vicino al 10% e flussi netti annuali superiori al 5 per cento;
  • captive "client-centric", che si sono distinti per una crescita a doppia cifra dei ricavi grazie a un forte radicamento sulla clientela.

2. Ripensare le opportunità di crescita

Per un asset manager di successo, dimensione e leadership sono decisive. Tuttavia, oggi i dieci principali gestori europei, nella propria regione, detengono soltanto il 22% degli AuM in fondi ed ETF, contro il 74% dei concorrenti americani. Serve spingere sia su crescita organica che inorganica, accelerando il consolidamento del mercato europeo, ancora troppo frammentato. Al contempo, occorre guardare oltre i confini: Sud-Est asiatico, Medio Oriente e Sud America offrono opportunità per costruire una presenza globale diversificata e bilanciata, capace di attenuare i rischi legati alla concentrazione geografica.

3. Rafforzare l'offerta di alternativi

Nel 2024 gli alternativi hanno generato il 40% dei ricavi dell’industria europea, confermandosi un motore di crescita. I gestori possono potenziare l’offerta non solo creando linee dedicate o ampliando unità esistenti, ma anche stringendo partnership con operatori specializzati, così da ridurre il time-to-market, aumentare la scala e ampliare la profondità dell’offerta.

4. Presidiare i costi

Il contenimento dei costi è essenziale per proteggere i margini. Gli operatori con una quota maggiore di costi variabili hanno mostrato più resilienza, registrando una crescita media dei costi del 2,7% in cinque anni, contro il 5,1% degli altri. Un modello flessibile permette di reagire rapidamente agli shock, garantendo continuità ed efficienza. Per raggiungerlo servono un bilanciamento della presenza geografica, un uso strategico dell’outsourcing e una cultura aziendale realmente orientata al cambiamento.

5. Investire in innovazione tecnologica

Nel 2024 la tecnologia ha rappresentato il 18% della spesa totale, della quale solo il 22% è stato destinato allo sviluppo di applicazioni. Per accelerare la trasformazione digitale, i gestori devono puntare su automazione, cloud e modernizzazione dei sistemi legacy, adottando soluzioni modulari e scalabili. Decisivo sarà l’impiego dell’IA generativa, dagli assistenti virtuali alla costruzione automatica dei portafogli fino all’analisi predittiva dei rischi. Innovare non sarà più un’opzione, ma la condizione necessaria per affrontare l’incertezza, cogliere le opportunità emergenti e garantire una crescita sostenibile.