A colloquio con le depositarie: la trasformazione digitale nel risparmio gestito

Trasformazione digitale
(Unsplash)

Una trasformazione costante, avviata da decenni e accelerata dalla crisi pandemica. Il World Economic Forum, in un report pubblicato a maggio ha sottolineato come negli ultimi anni le istituzioni finanziarie abbiano iniziato ad approcciare la trasformazione digitale con un “livello di urgenza” inedito. In questo scenario si assiste all’evoluzione prospettica di tecnologie, studi e competenze in ambito digitale, che vanno dall’implementazione di processi di artificial intelligence e machine learnig alla definizione di nuovi strumenti di raccolta, archiviazione e gestione dei dati. Il dato, appunto, atomo primo di questa rivoluzione che investe tutti gli ambiti del sapere. La sua rilevanza nel contesto finanziario ha trovato sponda istituzionale lo scorso 24 settembre 2020, quando la Commissione europea ha adottato un pacchetto di misure (due strategie e quattro atti legislativi) finalizzato a individuare una serie di linee guida in materia di finanza digitale al culmine di un percorso avviato nel 2018. In particolare, oltre all’ampio approfondimento legato ai pagamenti digitali, Bruxelles ha individuato una serie di “prodotti, applicazioni e modelli” che modificano il modo tradizionale di fornire servizi bancari e finanziari. Anche il settore del risparmio gestito fa i conti con questa innovazione e, al contempo, le banche depositarie negli anni si sono evolute in securities services provider con un forte impulso di tipo tecnologico. Le piattaforme di scambio e gestione dei dati diventano un imperativo per le SGR e il ruolo delle banche depositarie è quello di affiancare questo sviluppo dirompente mettendo a punto servizi e tecnologie di ausilio alla trasformazione. Ne abbiamo parlato con Giorgio Solcia direttore generale e responsabile dell’attività di Depositario di CACEIS Bank, Italy Branch; Maurizio Tacchella, direttore Banca Depositaria di BFF Bank; e Denis Dollaku, country head, State Street International Bank GmbH – Succursale Italia.

CACEIS: IN PASSATO LA DIGITALIZZAZIONE ERA UN’OPPORTUNITÀ, OGGI È UN’ESIGENZA

Quello dei big data è un tema di “grande attualità” ma “non una novità” per il settore, secondo Giorgio Solcia, direttore generale e responsabile dell’attività di Depositario di CACEIS Bank, Italy Branch. Solcia richiama la forte accelerazione impressa dalla pandemia per cui “tutte le realtà già pronte con la digitalizzazione hanno saputo rispondere meglio alla crisi” e il rafforzamento, al contempo, del divario tecnologico. “Se in passato digitalizzazione e big data potevano rappresentare un’opportunità di business, oggi sono un’esigenza”, afferma Solcia, che indica come il fenomeno si candidi a caratterizzare sempre più l’attività del depositario. “La gestione dei dati, dalle transazioni alle informazioni dei clienti, è sempre stata parte della nostra attività. Il tema degli ultimi anni è come metterli insieme, digitalizzarli, archiviarli e gestirli”. Nello specifico, Caceis da diverso tempo ha avviato una strategia che è stata chiave per la trasformazione globale della struttura della banca: la divisione “3D: Digital, Data, Dissemination”. “Negli scorsi anni abbiamo avviato la digitalizzazione di processi e dati. Questo ha aiutato la nostra struttura a rispondere con efficienza alla pandemia e al grosso cambiamento organizzativo imposto dai lockdown”, continua il DG, che indica come in particolare l’archiviazione dei dati strutturata in un unico data lake, un’infrastruttura globale complessa in cui sono raccolte tutte le informazioni relative alle operazioni gestite dalla banca, sia stato un investimento “non semplice ma fondamentale per armonizzare la gestione dei dati”. Dopodiché l’ultima milestone: la dissemination, ossia “la capacità di distribuire efficientemente questi dati sulla base delle esigenze dei clienti”. E proprio per venire incontro a quest’ultima esigenza, afferma Solcia, “abbiamo deciso di utilizzare due strumenti ormai conosciuti dal mercato: i nostri sistemi di remote banking, OLIS – On Line Investors Services e TEEPI – Tailored Electronic Exchange Platform, il cui obiettivo è il supporto al cliente in una modalità di open architecture attraverso la fornitura di dati personalizzati e dunque efficienti”. Sul fronte del rischio connesso alla gestione dei dati, Solcia individua due temi: la certificazione della qualità del dato e la cyber security. Nel primo caso, il DG sottolinea come Caceis stia investendo molto sulla data governance: “è evidente che la fornitura del dato non può prescindere dalla qualità del dato stesso”. A questo proposito richiama la necessità di un “rafforzamento della cooperazione internazionale dal punto di vista legale e governativo per trovare regole di certificazione di fornitura dei dati digitali,  privilegiando un mercato unico digitale piuttosto che la concentrazione di dati raccolti autonomamente da singoli player”. Il secondo tema riguarda la cyber security, ed è collegato all’infrastruttura usata per la gestione dei dati. “Sul questo punto è bene specificare che Caceis beneficia della sicurezza e degli investimenti in cyber security di una global bank come Crédit Agricole, ma sicuramente è un tema di forte attenzione, sia per le infrastrutture proprietarie, sia per l'utilizzo di eventuali outsourcer informatici sui quali abbiamo rafforzato molto la due diligence”.

BFF: CON LA PANDEMIA È EMERSO IL VANTAGGIO COMPETITIVO DI CHI AVEVA GIÀ SCELTO IL DIGITALE

Anche per Maurizio Tacchella, direttore Banca Depositaria di BFF Bank, “sicuramente la pandemia ha portato un'accelerazione sul fronte della gestione dei dati. Non a caso nel 2020 abbiamo portato avanti alcune iniziative in ambito big data che, probabilmente, se non ci fosse stata la crisi pandemica sarebbero comunque state sviluppate in un arco temporale diverso”. Secondo il direttore l'accelerazione che COVID-19 ha impresso nella ristrutturazione del modello organizzativo ha avuto anche un impatto anche sulle banche depositarie. “Di fatto – continua Tacchella – a fronte della necessità di un ‘contenitore unico’ in cui convogliare tutte le informazioni che la banca depositaria riceve nell'ambito delle attività di controllo, regolamento e custodia, è emerso un vantaggio competitivo alla luce di una scelta operata negli anni passati: quella di individuare un applicativo in grado di raccogliere, archiviare e gestire tutte le informazioni e, ove possibile, riconciliarle”. Tacchella ricorda, infatti, come le informazioni arrivino al depositario seguendo percorsi differenti, dalle società di gestione o dalla movimentazione contabile che i clienti effettuano in capo ai fondi per i quali BFF svolge attività di banca depositaria. “A partire da questa base dati, abbiamo cercato di fornire un servizio che rispettasse il cosiddetto ‘valore aggiunto’ ossia: una volta effettuati i controlli necessari e previsti dalla normativa e dal regolamento, i dati potevano ritornare al cliente sotto forma di servizio”. A questo proposito, lo scorso anno la banca ha messo a disposizione un progetto il cui completamento è stato accelerato rispetto ai tempi previsti inizialmente. “Il progetto prevede la riproposizione al cliente di alcune informazioni presenti nel database della banca depositaria sotto forma di monitoraggio di questi dati, un esempio è l’informativa sulle commissioni pagate, la media, le transazioni effettuare su un determinato mercato da parte di tutti i clienti di BFF”. È chiaro, sottolinea Tacchella, che questo vuole essere un principio di riutilizzo del dato “proprio seguendo il criterio del ‘valore aggiunto’ di cui si parlava all’inizio”: Questa prima iniziativa è stata completata lo scorso anno. “I prossimi passi che ci vedranno coinvolti, saranno quelli di blindare questi dati, digitalizzarli e, definirne l’utilizzo nel cloud”. Infine, “un tema rilevante e che difficilmente gli attori del mercato possono risolvere in totale autonomia, è la certificazione del fornitore del dato”. Noi oggi riceviamo i dati da una molteplicità di soggetti, conclude Tacchella “è chiaro che il big data può funzionare e funzionerà in maniera efficiente nel momento in cui abbiamo la certezza che il dato è un dato certo e certificato dal fornitore”.  

STATE STREET: DAI PROVIDER DI SERVIZI DI INVESTIMENTO LA GESTIONE DEI DATI BASATA SU CLOUD

Denis Dollaku, country head, State Street International Bank – GmbH, succursale Italia, analizza il tema dei big data in ambito depositarie, partendo dalla prospettiva legata alle implicazioni sul settore del risparmio gestito. “Occorre evidenziare che la compressione dei margini, legata principalmente alla diffusione di soluzioni indicizzate a basso costo, ai tassi bassi o addirittura negativi, e alla competizione derivante dalle nuove tecnologie, costringe sempre più spesso gli asset manager e gli investitori istituzionali, che sono i nostri clienti, a fare di più nella ricerca di alpha”, sostiene il Country Head, sottolineando come “al contempo la quantità di dati disponibili, che ha toccato livelli mai visti in precedenza, generi per i gestori l'opportunità di differenziare la propria offerta”. Tuttavia, gli asset manager devono spesso affrontare difficoltà nel processo di gestione ed estrazione di valore dai loro dati, in quanto “vincolate da base dati funzionalmente dedicate e da tecnologie ormai obsolete, che rendono molto complesse, e talvolta inefficienti, le attività legate alla governance, alla cura e all'accesso dei dati stessi”. Con i sistemi tradizionali, prosegue Dollaku, “le spese operative per cogliere appieno la profondità e l'ampiezza della gestione dei dati nelle fasi di front, middle e back su tutta la filiera erano spesso proibitivi e impossibili da cogliere”. Per far fronte a queste ‘falle nel sistema’, i provider di servizi di investimento si sono orientati verso la gestione dei dati basata su cloud, “eliminando la necessità in capo ai gestori di ospitare e mantenere al proprio interno i data center poiché i data cloud forniscono scalabilità per le aziende che si espandono in nuove aree geografiche, che lanciano nuovi prodotti o che devono consolidare acquisizioni”. E tale evoluzione consente l’esternalizzazione dei data cloud delle attività operative, “permettendo alle società di concentrarsi sulla generazione di alpha, sulla gestione del rischio di portafoglio, la distribuzione dei prodotti, e sulle attività di raccolta”. Il data cloud, inoltre “grazie a una visione quasi in tempo reale dei dati degli asset manager”, consente, “una maggiore flessibilità nell’utilizzo del prestito titoli, una gestione ottimizzata del collaterale e della liquidità, e la possibilità di intraprendere azioni meglio informate e allineate alle politiche di investimento di lungo termine e alle operazioni strategiche”. Un altro tema molto importante nel perimetro della digitalizzazione è quello legato al machine learning e all’intelligenza artificiale con l’obiettivo di progettare portafogli potenzialmente in grado di fornire rendimenti meglio correlati al rischio. Ebbene, questi processi “richiedono grandi volumi di dati storici di elevata qualità”, di conseguenza, continua Dollaku, “le possibilità offerte dal cloud di elaborare grandi masse di dati permettono ai professionisti dell'investimento di creare modelli che costituiscono la base di portafogli più solidi e diversificati”. A fronte di questo panorama in evoluzione, Dollaku cita il servizio State Street Alpha. “Si tratta della prima piattaforma front to back del settore offerta da un fornitore unico. AlphaSM Data Platform è basata su tecnologia Snowflake (Snowflake data market place), che è il cuore di AlphaSM”. In particolare, conclude il Country Head, “la piattaforma consente alle società di acquisire e sfruttare, senza soluzione di continuità, sia i dati generati internamente sia quelli acquisiti esternamente, per ottenere nuovi insights sugli investimenti e portare più rapidamente sul mercato prodotti innovativi e ridurre i costi di trading e di reporting”.