A colloquio con le depositarie: l’evoluzione del contesto normativo

Jani Kaasinen Unsplash
Jani Kaasinen (Unsplash)

Una riorganizzazione costante del quadro normativo sul risparmio gestito, a livello italiano e comunitario, e la definizione, interna alle stesse entità, di nuovi modelli di gestione per il supporto ai clienti. Dalla direttiva AIFMD al passaporto europeo, nel colloquio con Maurizio Tacchella, Direttore, Banca Depositaria di BFF Bank; Denis Dollaku, Country Head, State Street International Bank GmbH – Succursale Italia; e Giorgio Solcia Direttore Generale e Responsabile dell’attività di Depositario di CACEIS Bank, Italy Branch  analizziamo le novità normative con cui si confronta, oggi, l’attività di depositario.

BFF: DAL REGOLAMENTO BANKITALIA, COMPITI PUNTUALI SULLA RESPONSABILITÀ DEL DEPOSITARIO

Maurizio Tacchella
Maurizio Tacchella (BFF Bank)

“Fino a qualche tempo fa la normativa si limitava a definire il ruolo di custodia degli strumenti finanziari e di regolamento delle banche depositarie. In tempi recenti, si è assistito a un intervento incisivo del legislatore con il regolamento Bankitalia”, afferma Maurizio Tacchella, Direttore, Banca Depositaria di BFF Bank. Il riferimento, in questo caso, va alla Delibera di Palazzo Koch del 5 dicembre 2019 (relativa all’applicazione del Regolamento di attuazione degli articoli 4-undecies e 6, comma 1, lettere b) e c-bis), del TUF) che, nell’ambito dell’armonizzazione a livello nazionale ed europeo del risparmio gestito, ha apportato una serie di disposizioni applicabili agli intermediari che prestano servizi e attività di investimento e di gestione collettiva del risparmio e ad altri attori, quali banche e SIM. “Si è trattato di un percorso prettamente italiano. Tramite il Regolamento, Bankitalia ha aggiunto dei compiti puntuali legati soprattutto ai controlli e alla responsabilità del depositario”, afferma l’esperto indicando anche la complessità del percorso, che ha visto una serie di evoluzioni legate al calcolo del NAV.  “Banca d'Italia ha precisato che il depositario poteva svolgere per conto dei fondi, il calcolo del NAV non più in affido ma in regime di outsourcing e così anche altri servizi, ovviamente sotto la responsabilità del soggetto che affidava al depositario tali servizi”. Questo sviluppo della normativa, oltre a impattare sul panorama italiano, ha portato anche al recepimento, nel TUF, di alcuni regolamenti europei (Mifid 2 e Mifir) che prevedevano per il depositario “tutta una serie di responsabilità molto più stringenti”, continua Tacchella. Non soltanto Mifid e Mifir, però, hanno contribuito alla mutazione del contesto normativo recente. “Anche nell’ambito dei fondi pensione, la recente IORP 2 ha aggiunto delle responsabilità da parte del depositario nello svolgimento delle proprie attività”. Che cosa potrà evolvere ulteriormente? Tacchella sul punto è netto: gli ESG. “Da tempo si parla di investimenti sostenibili e, a mio avviso, il ruolo del depositario in questo ambito potrà evolvere nel momento in cui il legislatore proverà a fare un po' di chiarezza, definendo delle regole che porteranno anche soggetti come le depositarie a effettuare controlli che oggi non sono previsti”. Da ultimo un tema da valutare con più attenzione è quello del passaporto europeo. “Noi come BFF svolgiamo ruolo di banca depositaria in ambito italiano. Il passaporto europeo può determinare la possibilità di allargare il business in Stati europei in cui oggi siamo presenti con altre attività, ma non nella veste di depositario”.

STATE STREET: AIFMD, PASSAGGIO IMPORTANTE PER UNIFORMARE LE PRASSI DI MERCATO

Denis Dollaku
Denis Dollaku (State Street Italia)

Denis Dollaku, Country Head, State Street International Bank - GmbH, succursale Italia, individua due filoni normativi rilevanti il per il depositario: “Uno per i prodotti retail e standardizzati, e uno per i prodotti riservati o, comunque, rivolti a un numero di investitori limitato, non standardizzati né a livello nazionale né a livello comunitario”. In questo scenario, Dollaku indica le due milestone connesse al recepimento delle direttive Alternative Investment Fund Managers Directive (AIFMD) e UCITS V nel nostro ordinamento. In particolare, con AIMFD “per la prima volta nel mondo dei fondi, il legislatore europeo ha introdotto una regolamentazione secondaria (i cosiddetti regolamenti delegati UE), che non necessita di recepimento nei singoli Stati membri”. Un passaggio importante per una maggiore uniformazione delle prassi di mercato, anche grazie all’accentramento presso ESMA (l’Autorità UE di controllo di strumenti finanziari e mercati) delle interpretazioni di tali regolamenti. “Le numerose risposte che ESMA ha fornito tramite i suoi documenti di Q&A (uno dedicato agli UCITS, uno a i FIA) e valide in tutti gli Stati membri, sono fondamentali”, continua Dollaku, citando ad esempio la regolamentazione di ambiti in cui c’era ancora spazio di interpretazione, “come per quale attività un depositario possa avvalersi della capogruppo (tema importante per un’entità come State Street) o di altre filiali estere della medesima, o anche di terzi. Sono stati chiariti anche aspetti sull'applicazione dei nuovi obblighi, l’ownership verification, il look-through o il cash monitoring, o ancora della custodia delle garanzie”. Per quanto riguarda le attese per il futuro, il Country Head ricorda come a fine 2020 sia stata indetta una consultazione pubblica sull’opportunità di apportare modifiche all’AIMFD, “e tra i molti punti in discussione, uno fondamentale per l’evoluzione del ruolo delle depositarie riguarda l'introduzione del ‘passaporto del depositario’ e chiama in causa il sistema rischi-benefici che l’introduzione di tale passaporto comporterebbe”. Cosa significa il passaporto? “Significa che un depositario estero potrà assumere l'incarico per un fondo di diritto italiano, o viceversa, e svolgerlo secondo gli standard propri, soggetto alla vigilanza propria e non quella della Banca d'Italia, mentre il fondo di diritto italiano continua a essere soggetto a regole di vigilanza italiana”. Dollaku sottolinea come la maggior parte delle risposte di cui si è a conoscenza hanno indicato che il passaporto per le depositarie è uno dei possibili punti di svolta in un medio lungo periodo, “ma prima c'è necessità di uniformare i prodotti ancora non standardizzati a livello EU, ad esempio i FIA, e armonizzare gli standard di mercato, interpretazioni normative comprese”.

CACEIS: DALLA PASSAPORTAZIONE AI DEPOSITI SUI CRYPTO-ASSET

Giorgio Solcia
Giorgio Solcia (Caceis)

La AIFMD rientra anche nell’analisi di Giorgio Solcia, Direttore Generale e Responsabile dell’attività di Depositario di CACEIS Bank, Italy Branch, che definisce la Direttiva UE come uno “spartiacque”. Due gli obiettivi di questa rivoluzione normativa: “Mitigare i rischi sistemici di mercato associati alla gestione degli asset alternativi e armonizzare i diversi framework regolamentari locali”. Le crisi che hanno segnato il mondo della finanza oltre un decennio fa hanno dato origine a una regolamentazione molto più stringente “e come depositari siamo sempre stati coinvolti”. Qui arriva l’azione dell’AIFMD, che si inserisce in un processo di armonizzazione normativa avviato già con i fondi UCITS. “Ritengo che i due obiettivi siano stati comunque raggiunti – continua il DG –, anche se, dal punto di vista di una piena armonizzazione ‘operativa’, finché ci sarà una supervisione locale da parte di banche centrali domestiche, non riusciremo ad avere modalità di controllo identiche in ogni Paese europeo”. La strada, in ogni caso, è tracciata. “In Italia, la depositaria si è già evoluta verso processi di controllo risk based, ovvero basati sul livello di rischio della controparte. In Europa, ancora a livello locale ci sono modalità di controllo di depositaria molto diverse da Paese a Paese e noi ci stiamo portando in una situazione intermedia tra i classici modelli basati esclusivamente sui controlli di linea e il puro controllo di audit sui processi”. Il discorso tende ancora verso la “passaportazione del depositario”, obiettivo giusto secondo Solcia “ma ancora prematuro”, per un tema di rischi, sia lato investitore sia lato mercato. “Ci sono domicili con un alto know-how e domicili più ‘poveri’ di conoscenze e di esperienza. A fronte di una totale armonizzazione, un depositario locale potrebbe non avere la stessa capacità operativa di alcuni suoi competitor in altri domicili. A questo si somma la diversa supervisione delle banche centrali domestiche. Il rischio in cui si potrebbe incorrere è quindi quello di un arbitraggio verso i Paesi con minore know how”. Per questo motivo, afferma il DG, “è un’evoluzione normativa che noi non auspichiamo nel breve termine”.  Altri due temi chiamati all’attenzione per il futuro sono quello dei depositi sui crypto-asset, “che nei prossimi anni toccherà la nostra industry e i regolatori locali, che dovranno intervenire anche sulla custodia di nuovi attivi ad oggi non custodibili”; e la Central Securities Depositories Regulation (CSDR), che nel 2022 metterà i custodian nelle condizioni di armonizzare alcuni aspetti del ciclo di settlement. L’ultimo sguardo, ancora una volta, alla tematica ESG. “Ormai l’Europa va in quella direzione – conclude Solcia – sarà dunque necessaria una certificazione del dato e dell’identità ESG per quanto riguarda le politiche di gestione degli asset manager europei”.