Cop 27, quattro gap da colmare

Eva Cairns. Foto concessa (abrdn)
Eva Cairns. Foto concessa (abrdn)

Contributo a cura di Eva Cairns, head of Sustainability Insights & Climate Strategy, abrdn. Contenuto sponsorizzato.

La COP27 rappresenta un momento decisivo per discutere degli sforzi necessari per combattere il climate change e salvaguardare il nostro pianeta.

Durante la COP 26 erano stati sottoscritti impegni finalizzati all'azzeramento netto delle emissioni di CO2 globali entro il 2050 e la COP 27 dovrebbe assicurare che quelle promesse si traducano in azioni concrete, in modo che entro la fine del secolo l'aumento delle temperature rispetto ai livelli preindustriali si mantenga entro 1,5°C.

Durante la COP 27 è quindi necessario stabilire chi pagherà per le perdite e i danni che il cambiamento climatico sta provocando in tutto il mondo. Parliamo di fenomeni come siccità, caldo anomalo e alluvioni, che hanno spesso effetti tragici sui paesi in via di sviluppo più vulnerabili.

Dal punto di vista degli investitori, è inoltre estremamente importante che dal mondo politico provengano opportuni segnali e stimoli ad allocare i capitali coerentemente con gli obiettivi posti dall’obiettivo zero netto.

Cosa potrà essere considerato un successo alla COP 27?

La COP 27 potrebbe davvero essere determinante nell’attuazione dei progressi auspicati, ma perché questo avvenga è necessario risolvere quattro gap interconnessi nel corso del vertice:

Ambition gap. Secondo il Climate Action Tracker, a un anno dal vertice di Glasgow, i Nationally Determined Contributions (NDC) sono in grado di ridurre il surriscaldamento globale solo fino a 2,4°C, laddove per riuscire a colmare l'ambition gap, occorrerebbe ridurre il surriscaldamento globale fino a 1,8°C.

Gap di credibilità. Il gap di credibilità tra promesse e azioni vincolanti non riesce a incoraggiare la decarbonizzazione delle aziende né a incentivare gli investimenti. Le nazioni che si sono poste obiettivi di zero netto rappresentano oltre il 90% del PIL globale, e produce l'83% delle emissioni globali. La realtà è però molto diversa poiché le emissioni continuano a crescere. Un meccanismo di carbon pricing multilivello e internazionale sarebbe l'ideale per colmare il gap, ma un accordo in tal senso sembra improbabile. Un obiettivo più realistico per la COP 27 sarebbe quello di stabilire nel dettaglio in che modo gli NDC saranno attuati e supportati da politiche nazionali credibili.

Gap di giustizia. I paesi che hanno contribuito in minor misura alle emissioni globali, in particolare quelli in via di sviluppo, sono generalmente più vulnerabili rispetto agli effetti del cambiamento climatico. I paesi sviluppati, in occasione della COP 27, dovrebbero quindi assumersi le proprie responsabilità e fornire gli strumenti di finanza climatica necessari a colmare questo gap. Questo include un impegno vincolante per una finanza climatica che ammonti a un minimo di 100 miliardi di dollari annui a partire dal 2023 e un meccanismo finanziario per la gestione di perdite e danni a supporto dei paesi più vulnerabili.

Gap di adattamento. I danni e le perdite che si verificano nel mondo a causa del clima evidenziano la necessità di orientare la finanza affinché colmi il gap di adattamento, per creare una protezione contro gli effetti del cambiamento climatico attraverso finanziamenti finalizzati all'adattamento.

Quali sono le probabilità che questi gap siano colmati?

Nel complesso le aspettative sono basse. I paesi che sembrano intenzionati a impegnarsi maggiormente sono pochi e la cooperazione internazionale è resa più complicata dall'attuale contesto politico ed economico. È quindi probabile che la COP 27 si trasformi in un ulteriore invito ad agire. Sebbene i paesi potrebbero non ammettere che l'allineamento a 1,5°C sia ormai irraggiungibile, è probabile che i commenti successivi al vertice si focalizzino sull'ampiezza del gap tra ciò che è necessario fare e ciò che si sta facendo. Ciò porterà a un dibattito circa le implicazioni degli impegni sul clima e sulla maggiore importanza della finanza di adattamento.

I prossimi passi e il nostro coinvolgimento

Il raggiungimento dei nostri obiettivi climatici e la capacità di aiutare i clienti a raggiungere i propri dipendono molto dalle politiche messe in atto dai governi. La transizione energetica è in atto, ma non ha la portata né la velocità necessarie per raggiungere livelli di zero emissioni nette entro il 2050. Come firmatari del Global Investor Statement to Governments on stronger climate action lanciato il 13 settembre 2022, chiediamo ai governi di colmare l'ambition gap e il gap di credibilità. Insieme ai nostri colleghi del settore finanziario, giochiamo un ruolo di importanza fondamentale nell'orientare gli investimenti di capitale verso obiettivi in grado di fare maggiormente la differenza.

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