Idrogeno green, carburante del futuro?

Mike Appleby, foto concessa (Liontrust)

CONTRIBUTO a cura di Mike Appleby, investment manager del Liontrust Sustainable Investment team di Liontrust. Contenuto sponsorizzato da Liontrust.

Nel dibattito in corso sulla riduzione delle emissioni come parte della transizione energetica, vi è un crescente entusiasmo per il potenziale dell'idrogeno come carburante del futuro a bassissime emissioni di carbonio. Noi individuiamo sicuramente un ruolo importante per quanto riguarda l'idrogeno in alcuni aspetti del settore dei trasporti, così come nella potenziale decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento e come mezzo di stoccaggio per l'elettricità. Il nostro team di investimenti sostenibili si occupa di idrogeno da molti anni e la scoperta relativamente recente dell'idrogeno 2.0 sembra riservare una serie di vantaggi rispetto all'idrogeno 1.0, che ha raggiunto l'apice con le celle a combustibile prima di essere messo in secondo piano un decennio fa e oltre.

Come questo avverrà e i modi migliori per investire in questo settore sono ancora incerti e prevediamo che ci vorrà del tempo prima che l’economia sia pronta per l'adozione di massa. La bellezza dell'idrogeno è che quando viene bruciato, il suo principale sottoprodotto è l'acqua; il fattore critico dal punto di vista delle emissioni è tuttavia la modalità di produzione. Attualmente, praticamente tutto l'idrogeno proviene dall'uso del gas naturale come materia prima (idrogeno grigio).

L'idrogeno blu si ottiene quando questo processo cattura e immagazzina la maggior parte delle emissioni di carbonio risultanti; l'idrogeno verde, invece, è prodotto tramite l'elettrolisi dell'acqua (usando elettricità da fonti a bassissimo contenuto di carbonio come l'eolico e il solare). In questo processo è fondamentale la provenienza dell'acqua per l'elettrolisi, mentre le tecnologie che permettono l'uso dell'acqua marina sono interessanti e saranno necessarie nelle aree soggette a scarsità.

Dal punto di vista ambientale e degli investimenti siamo interessati solo all'idrogeno verde. L'idrogeno blu è una buona idea ed è facile capire perché piaccia agli intermediari finanziari, ma dobbiamo ancora osservare la tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio per renderlo conveniente dal punto di vista economico. Usare l'idrogeno grigio come il combustibile del futuro non ha senso perché, secondo i nostri calcoli, le emissioni di carbonio nel produrlo sono maggiori rispetto alla semplice combustione del gas naturale. In termini di applicazione, l'idrogeno viene utilizzato nel settore dei trasporti, in particolare nella sostituzione delle batterie nei magazzini per carrelli elevatori e macchinari simili.

Vediamo un ulteriore potenziale per l'idrogeno verde come riserva di carburante nella settore della logistica (camion, treni e marina), ma è improbabile che queste nuove applicazioni siano scalabili e convenienti dal punto di vista economico prima del 2025-2030.

L'idrogeno verde viene anche utilizzato in sperimentazioni pilota, in particolare nei processi industriali come quelli chimici e di raffinazione in Europa. Questa si sta dimostrando un eccellente terreno di studio, con la capacità di far crescere la scala di questa industria e di far scendere i costi al suo interno. Ciò include anche impianti di produzione di idrogeno verde che utilizzano principalmente elettricità eolica.

Per quanto riguarda il riscaldamento delle case, pensiamo che la sostituzione del gas naturale con l'idrogeno richiederà del tempo prima che le reti siano in grado di trasportare alte percentuali di quest'ultimo (molte in Europa sono state aggiornate con tubazioni di plastica) e siamo ancora lontani dal considerare l'idrogeno verde abbastanza economico da renderne il passaggio conveniente. Ci sono sperimentazioni in corso per inserire l'idrogeno nella rete a circa il 30% (il resto è gas naturale), il che ha il potenziale di ridurre le emissioni. Il nostro punto di vista è che le pompe di calore elettriche guadagneranno terreno man mano che ci muoviamo verso il 2030-2035, prima di vedere finalmente questa rete di idrogeno verde su larga scala, probabilmente verso la fine del 2030 o all'inizio del 2040.

Guardando alle opportunità di investimento, ci sono aziende quotate in Borsa per cui l'idrogeno rappresenta la maggior parte delle attività, come Plug Power e Ballard Power negli Stati Uniti. Abbiamo anche ITM Power nel Regno Unito, che produce elettrolizzatori e costruisce sistemi per i clienti (compreso lo stoccaggio e il bilanciamento dell'impianto), mentre Aker Clean Hydrogen si è recentemente quotata in Norvegia.

È difficile, tuttavia, prevedere la redditività di queste aziende man mano che crescono e, data la rapidità con cui questo spazio si sta evolvendo, la visibilità dei rendimenti è difficile da valutare. Considerando anche il fatto che l'idrogeno ha rapidamente catturato l'immaginario del mercato, molte delle prospettive positive che queste aziende ricevono si riflettono ampiamente nelle valutazioni. Anche se non stiamo dicendo che sono sopravvalutate, siamo poco convinti di vedere un grande rialzo rispetto ai livelli attuali e quindi per il momento preferiamo non investire in nessuno di questi titoli.

Detto questo, continuiamo a monitorare queste aziende e pensiamo che i prossimi 12-24 mesi saranno un periodo interessante per vedere come si evolverà questo settore. Ciò dovrebbe fornire una migliore visibilità per il futuro e convinzione nel trovare aziende su cui investire che accelerano il passaggio verso l'idrogeno verde a livello economico e che beneficiano di una domanda futura potenzialmente enorme.

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