Il letargo delle commodities il 2014 tra speranze di ripresa e disinflazione

Le commodities sono qualcosa di intrinsecamente differente dai bonds o dalle azioni: non pagano interessi o dividendi, non permettono di esercitare poteri decisionali. Vanno quindi capite, per prima cosa, nella loro natura: sono mercato allo stato puro, legge della domanda e dell’offerta legata a qualcosa di estremamente tangibile, metalli, pancette di maiale, grano, vitelli. Le commodites non sono (a parte, forse, l’oro che è la valvola di depressurizzazione delle tensioni finanziarie globali) manipolabili dalle banche centrali, dagli acquisti a mercato aperto o dalla variazione di tasso. Se c’è un qualcosa a cui rispondono, è semmai il ciclo dell’economia reale, dove il termine reale è specifica non da poco, in quanto non prende in considerazione le riprese economiche innescate da stimoli puramente monetari e quindi virtuali. Detto in altri termini: quando le ciminiere delle fabbriche fumano e la produzione gira a pieno regime, cioè nella fase finale di un normale ciclo di espansione, le commodities brillano: non in quanto ipotetici mezzi di protezione dall’inflazione, ma in quanto strumenti fisici su cui la domanda è maggiore dell’offerta.

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