La politica monetaria delle banche centrali sarà ancora "la marea che fa alzare tutte le barche"

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I mercati obbligazionari hanno riportato buone performance quest’anno, grazie al calo dei rendimenti dei governativi. La ripresa degli strumenti rischiosi da metà febbraio è rallentata un po’, sebbene siano diminuiti i timori di una recessione imminente. Effettivamente lo scenario macroeconomico non è cambiato molto. C’è ancora valore nelle obbligazioni indicizzate all’inflazione e nel segmento high yield. Oggi, gli spread del credito sono tornati ai livelli di fine 2015, mentre i rendimenti dei titoli di stato scambiano intorno ai minimi annuali. Questo significa che i rendimenti obbligazionari sono scesi rispetto ai livelli che offrivano interessanti opportunità di acquisto nei primi due mesi dell’anno. Tra i titoli di più alta qualità, l’effetto della politica monetaria ha influenzato i rendimenti previsti: il rendimento dell’indice investment grade europeo che seguiamo in questo momento è intorno all’1% soltanto, l’equivalente negli Stati Uniti sta scendendo verso il 3% e lo stesso vale per l’investment grade in sterlina, nonostante il teorico “Brexit premium”. Finora nel 2016 le obbligazioni hanno sovraperformato le azioni di molto, e la maggior parte del loro rendimento da inizio anno dipende principalmente dal calo dei tassi sottostanti. Andare long di duration ha funzionato, così come andare long sugli spread del credito dall’11 febbraio. Nel complesso, i rendimenti da inizio anno non sono poi così male: 3,9% per i Treasury, 6,9% per i titoli britannici indicizzati, 3,4% per l’high yield negli Stati Uniti e 5% per i titoli di stato dei mercati emergenti. 

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