La straordinaria rivoluzione green in Cina

Sam Beasley, unsplash

Contributo a cura di David Smith, senior investment director Asian Equities e Mubashira Bukhari khwaja, investment director Gem Equities, Aberdeen Standard Investments. Contenuto sponsorizzato

Il piano della Cina per la sostenibilità ambientale è semplicemente gigantesco, proprio come lo è il Paese e la sua economia. Per raggiungere, come promesso, l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2060, si parla di una spesa stimata che varia dai 6.000 ai 16.000 miliardi di dollari USA. Tutto questo si traduce in importanti opportunità d’investimento.

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Il presidente cinese Xi Jinping ha assunto ufficialmente l’impegno a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060 mentre era in videoconferenza di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite che si è tenuta a New York lo scorso settembre (1). Per raggiungere la neutralità carbonica, il Paese dovrà impegnarsi a rimuovere dall’atmosfera tanta CO2 quanta ne emette.

L’annuncio è di portata epocale dato che la Cina, uno dei maggiori inquinatori al mondo (2), è sulla buona strada per diventare la più grande economia del pianeta, togliendo il primato agli Stati Uniti.

Questa nuova linea di condotta rispecchia una consapevolezza maturata dopo anni di crescita trainata dall’industria pesante e dagli investimenti in attività fisse: le autorità di Pechino si sono rese conto di quanto sia alto il prezzo da pagare in termini ambientali.

I responsabili della pianificazione economica cinese lavorano per obiettivi di medio termine per mezzo dei piani quinquennali. L’ultimo in ordine di tempo, ossia il tredicesimo, è stato approvato nel marzo 2016 e poneva già l’ambiente al centro dei target di sviluppo (3). L’obiettivo di raggiungere la neutralità in termini di emissioni è semplicemente l’ultima di una serie di misure intraprese in questi ultimi anni.

Tuttavia, ristrutturare per intero un’economia delle dimensioni di quella cinese avrà un costo molto elevato in termini di investimenti, anche se prevediamo che il costo delle infrastrutture per impianti eolici e solari continuerà a scendere. Secondo le stime più ottimistiche, il conto potrebbe ammontare a circa 163 miliardi di dollari USA nei prossimi quattro decenni.

Questo significa che verranno effettuati ingenti investimenti (compresi investimenti esteri) nel crescente universo delle aziende che operano nelle nuove industrie green, contribuendo alla transizione globale verso uno stile di vita più sostenibile.

I pianificatori di Pechino hanno fatto in modo che molte di queste società, presenti nella catena del valore dei settori green, abbiano sede in Cina. Ecco perché il Paese è già diventato leader mondiale nella produzione di energia eolica, solare e delle batterie.

Ad esempio, i produttori cinesi di turbine eoliche rappresentano il 26% del mercato globale, quelli di batterie assorbono il 78% della capacità di produzione mondiale; la Cina è inoltre il mercato di provenienza del 91% dei wafer di silicio (necessari per catturare l’energia solare).(4)

Una strada che gli investitori possono intraprendere per avere un’esposizione a queste dinamiche è quella dell’energia solare. Per quanto ci riguarda preferiamo investire in produttori di attrezzature e altre aziende che operano lungo la relativa catena del valore, piuttosto che direttamente in centrali solari. L’accesa concorrenza ha creato una ristretta cerchia di società molto forti, con buone prospettive in termini di rendimenti futuri.

Per esempio, apprezziamo LONGi Green Energy Technology, azienda con sede a Xi’an e leader mondiale nel settore dei wafer di silicio monocristallino per uso nell’industria del solare. LONGi trae vantaggio da cambiamenti strutturali che influiscono sulla produzione di pannelli solari. I wafer monocristallini sono più efficienti di quelli multicristallini e LONGi ha una quota di mercato del 39% in questo settore.

Anche i produttori di componenti sono un investimento interessante nel segmento eolico. Le società che producono turbine eoliche dovrebbero beneficiare di un mercato già consolidato e pronto a soddisfare la crescente domanda energetica locale. La decarbonizzazione, vale a dire il progressivo abbandono dei carburanti fossili, rappresenta una dinamica altamente favorevole, anche se le barriere d’ingresso sono piuttosto elevate sia per le aziende locali che estere. 

Particolarmente interessante è anche Xinjiang Goldwind Science & Technology, un’azienda con sede a Pechino leader mondiale nella produzione di turbine eoliche, componenti per turbine e generatori di corrente da fonti eoliche. La società si occupa anche di sviluppare parchi eolici. Riteniamo che abbia buone prospettive di lungo termine sostenute dall’impegno della Cina a conseguire l’azzeramento delle emissioni di carbonio.

Nel contempo, ad apparire meno roseo è il futuro dei carburanti fossili. Secondo le previsioni di Sanford C. Bernstein (5), entro il 2060 dovrebbero arrivare a comporre appena il 20% del mix energetico cinese, rispetto all’85% del 2019. Le società di carburanti fossili dovranno gestire la transizione a un’economia con emissioni nette di carbonio ridotte o nulle. Questo passaggio presenterà dei rischi, così come delle opportunità.

La principale riduzione dei consumi di carburanti fossili proverrà da trasporti ed energia: non a caso, la Cina ha puntato molto, oltre che sulle rinnovabili, anche sui veicoli elettrici. Un settore, quest’ultimo, che presenta forti opportunità per gli investitori, per esempio tra i produttori di batterie per l’alimentazione dei veicoli elettrici. Il ritmo del cambiamento non potrà fare a meno di accelerare man mano che la tecnologia migliora e i costi correlati scendono.

Oltretutto, dato che la Cina intende ammodernare la sua rete elettrica nazionale, sussistono opportunità d’investimento in quelle aziende che contribuiscono a rendere il sistema più intelligente, fornendo la flessibilità e la capacità necessarie per gestire l’apporto crescente dell’energia solare ed eolica.

Il piano della Cina per risanare l’ambiente è semplicemente gigantesco, proprio come il Paese e la sua economia. Altrettanto gigantesche sono le opportunità che questo piano offre alle aziende coinvolte nella transizione e agli investitori di tutto il mondo.

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BBC, Climate change: China aims for ‘carbon neutrality by 2060’, M. McGrath, 22 Sept 20

CAIT Climate Data Explorer, 2015. Washington, DC: World Resources Institute

CGTN, How do China’s five-year plans address the environment, 17 May 20

Sanford C. Bernstein, Bernstein Hydrogen: Making money in fuel cells – lessons from solar, wind and batteries, October 2020

Sanford C. Bernstein, China’s Net Carbon Zero 2060 – Positioning for the Zero-Carbon Mega-Trend and the Stocks to Own, N. Beveridge, M. Newman, L. Wang, Oct 20