Settori ciclici per il breve termine, value per il lungo

fonte: Unplash
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Contributo a cura di Jack Janasiewicz, cfa, senior vice president, Portfolio strategist e portfolio manager e Garrett Melson, cfa e Portfolio strategist – entrambi di Natixis Advisors. Contenuto sponsorizzato.

Sul fronte delle politiche monetarie, nonostante ci siano grandi timori riguardo al tapering pensiamo che alla fine si risolverà in un niente di fatto. La Federal Reserve statunitense ha col tempo preparato i mercati a questa eventualità e prevediamo che allenti in modo graduale il suo programma di acquisizione di asset, iniziando semplicemente con un rallentamento degli acquisti di titoli garantiti da mutui. Molto probabilmente dovremo aspettare il 2022, se non oltre, prima di vedere il bilancio iniziare effettivamente a ridursi. L’aumento dei tassi di interesse è molto più importante per il contesto generale, e l’inizio di una loro normalizzazione sembra essere anche questo un evento per cui sarà necessario aspettare fino al prossimo anno, se non più tardi. In ogni caso il rialzo dei tassi di interesse non sarà immediatamente successivo al tapering e quindi i mercati avranno il tempo di abituarsi al nuovo status quo.

Narrazione dell’inflazione

Guardando i dati, vediamo l’inflazione normalizzarsi ai livelli pre-Covid e i recenti picchi sembrano essere meno strutturali, più temporanei, e per lo più legati all’emergenza sanitaria. Naturalmente non neghiamo che i prezzi stiano aumentando e che questi abbiano un impatto negativo sui nostri portafogli. Ma la radice di questi aumenti di prezzo sarà alla fine risolta grazie a tassi di interesse più alti, aumenti delle tasse o tagli alla spesa? Noi pensiamo di no.

I consumatori e i mercati in segmenti specifici stanno cominciando a reagire ad alcune di queste sacche di aumento dei prezzi. Nel mercato immobiliare vediamo un meccanismo di autocorrezione, il mercato probabilmente si stabilizzerà a livelli più alti che riflettono un nuovo equilibrio dei prezzi. Il ritmo dell’aumento dei prezzi dovrebbe diminuire man mano che i consumatori faranno un passo indietro e non saranno più disposti a pagare prezzi elevati. Stiamo vedendo i segni di questa tendenza estendersi anche ad altri tipi di beni durevoli. I dati anno su anno fanno pensare che con l’andare avanti dei mesi il prodotto interno lordo del secondo trimestre potrebbe segnare il picco dei tassi di crescita trimestrali. Ma mentre lo slancio potrebbe essere al culmine, è probabile che la crescita rimanga solida per il resto del 2021 e del 2022.

Preferenza per le azioni

Le condizioni finanziarie dovrebbero rimanere estremamente flessibili per il resto del 2021 – e questo crea un contesto favorevole per le azioni. Ci aspettiamo che la Fed rimanga molto accomodante per il resto dell’anno e i tassi reali rimangono negativi, lasciando poche scelte in termini di opzioni di investimento alternative in cui i rendimenti possono superare l’inflazione. E se si dovesse dimostrare che abbiamo torto sulle nostre prospettive transitorie di inflazione, qual è la migliore copertura? Le azioni!

Mentre i dati relativi alle percentuali di dosi di vaccini somministrate continuano a migliorare, l’economia dovrebbe abbracciare pienamente la riapertura economica. Questo significa che ci aspettiamo di vedere i consumatori spendere di più sul lato dei servizi piuttosto che in beni. Crediamo che i consumatori vogliano uscire e riappropriarsi di quelle esperienze che hanno perso durante il periodo di lavoro da casa. Questo cambiamento dovrebbe aiutare il settore dei servizi ad accelerare, con un aumento significativo dei profitti nei prossimi trimestri. Lo vediamo già nell’attuale vendita al dettaglio e nei dati del mercato del lavoro.

Vediamo anche che la ripresa globale avviene in modo scaglionato: gli Stati Uniti hanno vissuto i migliori progressi in termini di livelli di somministrazione di vaccini mentre l’Europa in un primo momento è inciampata ma ora sembra essere di nuovo in pista. L’Asia poi è stata lenta nel somministrare la vaccinazione e i tassi di adesione in Giappone, per esempio, sono estremamente bassi, così come nei mercati emergenti. In questo contesto, la riapertura dell’economia globale sembra avvenire per gradi. Nei prossimi mesi potremmo vedere il testimone della leadership azionaria passare dagli Stati Uniti all’Europa, mentre la tabella di marcia della ripresa dell’Eurozona comincia a svilupparsi in modo simile a quanto abbiamo visto negli Stati Uniti. I

Nel breve termine i settori ciclici dovrebbero continuare a trarre benefici. In un contesto più ampio, il value dovrebbe performare meglio del growth e le small-cap dovrebbero superare le large-cap. Questo non significa che dobbiamo abbandonare completamente i titoli growth, specie il tech, in cui i nostri portafogli sono ampiamente allocati. Ci aspettiamo che il contesto globale torni alla sua traiettoria di crescita modesta con inflazione modesta pre-Covid. Questo contesto dovrebbe vedere una rotazione verso la ricerca di ciò che è scarso, cioè il growth. In questo contesto il settore tecnologico dovrebbe riaffermare la sua posizione di leadership. Infine, ricordiamo agli investitori che nei bull market le azioni salgono ma scendono anche e dobbiamo certamente aspettarci una correzione di almeno il 10% o più da qui a fine anno. Tuttavia, le correzioni non segnalano la fine della tendenza al rialzo. Finché la Federal Reserve americana non diventerà restrittiva (il che è ancora lontano nel tempo), ci aspettiamo che le azioni chiudano il 2021 a livelli superiori a quelli attuali. Infine, ricordiamo agli investitori che nei bull market le azioni salgono ma scendono anche e dobbiamo certamente aspettarci una correzione di almeno il 10% o più da qui a fine anno. Tuttavia, le correzioni non segnalano la fine della tendenza al rialzo. Finché la Federal Reserve americana non diventerà restrittiva (il che è ancora lontano nel tempo), ci aspettiamo che le azioni chiudano il 2021 a livelli superiori a quelli attuali.

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