UBS AM, la lotta al cambiamento climatico si fa ETF

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Francesco Branda, Head of Passive & ETF Specialist Sales Italy, UBS AM

Contributo a cura di Francesco Branda, Head of Passive & ETF Specialist Sales Italy, UBS AM. Contenuto sponsorizzato.

“Gli investimenti sostenibili sono destinati a divenire mainstream”. Più volte in passato questa frase è stata ripetuta, spesso accolta da una certa perplessità. Oggi, però, non vi è più alcun dubbio. La domanda di fondi ed ETF ESG ha raggiunto livelli record lo scorso anno. In Europa Morningstar ha registrato flussi netti per 233 miliardi di euro. Il patrimonio netto ha superato i 1.100 miliardi, con una crescita del 51,8% rispetto al 2019, mentre il dato per l’intero universo del risparmio gestito è +3%. Sempre secondo Morningstar, se guardiamo ai soli ETF, quelli sostenibili rappresentano il 51% dei flussi totali in entrata nel 2020.

E la UE continua ad alimentare questa attenzione, articolando ulteriormente il quadro regolamentare e chiedendo sempre più trasparenza. In questo solco si muove la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SDFR), che avrà un forte impatto sui processi di investimento e di informazione finanziaria di tutti gli operatori di mercato, che entrerà in vigore il 10 marzo. E’ prevedibile quindi che, nei prossimi mesi, si vedrà un aumento sia della domanda che dell’offerta di soluzioni sostenibili. E questo impatterà certamente anche sul settore degli ETF. Chi ne beneficierà?

In un terreno sempre più competitivo gli investitori premieranno il track record degli emittenti e la loro capacità di innovazione, che si concretizza nel saper soddisfare l’evoluzione delle esigenze degli investitori con strumenti mirati, realizzati con index provider di primo piano ed economici. Da questo punto di vista, la prossima sfida si giocherà sugli strumenti che consentono di combattere i cambiamenti climatici. UBS Asset Management è in prima fila su questo fronte, anche grazie a un’expertise nel campo degli ETF sostenibili ormai decennale, che la agevola nel ‘leggere’ con anticipo i bisogni degli investitori e trasformarli tempestivamente in strumenti, spesso molto customizzati. La cronistoria di UBS AM ne è la prova.

Nel 2011 UBS AM ha lanciato i suoi primi ETF azionari SRI; nel 2015 ne cambia i benchmark, introducendo un cap del 5% per una migliore diversificazione; infine, oggi inserisce un’ulteriore importante innovazione che viene proprio incontro alla crescente attenzione alla lotta al cambiamento climatico: UBS AM ha effettuato un ulteriore cambio di benchmark, sviluppando in collaborazione con MSCI, uno dei principali fornitori di indici a livello globale, dei nuovi indici azionari SRI in grado di ridurre del 75% la carbon footprint rispetto ai benchmark tradizionali.

Tutta la gamma di ETF azionari SRI di UBS AM, sette strumenti su diverse regioni tra cui i mercati globali, i mercati emergenti e l’Europa, per oltre 9 miliardi di euro di masse in gestione complessivamente, è stata interessata da questo cambiamento. Di conseguenza, gli ETF azionari SRI di UBS AM sono diventati anche low carbon. Il contributo positivo alla riduzione delle emissioni è davvero rilevante: ad esempio se si confronta la media ponderata della carbon intensity dell’indice MSCI World SRI in precedenza replicato da UBS AM con quello appena sviluppato: il ‘vecchio’ registrava 105,75 tonnellate di CO2 emesse ogni milione di dollari di investimenti, il nuovo scende a 35 tonnellate. A ciò si aggiunge anche un miglioramento importante degli indicatori di performance, ossia rendimento e volatilità.

Scendendo nel dettaglio, i nuovi benchmark applicano criteri aggiuntivi e più stringenti rispetto ai precedenti indici SRI, operando delle esclusioni ulteriori. Queste ultime riguardando tutte quelle società che possiedono riserve di combustibili fossili utilizzate con finalità energetiche, quelle che hanno entrate derivanti dall’estrazione di carbone termico e dalla sua vendita a terzi, dalla produzione di energia elettrica da carbone termico, dall’estrazione di petrolio e gas naturale convenzionale e non convenzionale e dalla produzione di energia elettrica da petrolio e gas naturale, oltre a qualsiasi azienda identificata come “ad alte emissioni”.

UBS AM continuerà a investire sull’innovazione in ambito ETF sia sul fronte azionario, interessato dall’importantissimo cambio di benchmark appena descritto, che su quello obbligazionario, dove ha in programma di sviluppare ulteriormente una gamma che già permette di avere esposizioni molto mirate e uniche sul mercato come l’ETF sui bond governativi globali ESG e quello sui bond governativi emergenti ESG, collaborando con JP Morgan, index provider leader su questo terreno, per sostanziare ulteriormente il proprio ruolo di leader nel settore delle soluzioni d’investimento passive sostenibili.

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