Per rilanciare la crescita ci vuole più coinvolgimento della politica fiscale

Omar Angelico
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I mercati e gli investitori stanno chiaramente sempre più criticando le politiche monetarie ultra espansive messe in atto da tempo dalle banche centrali e si stanno focalizzando sugli effetti negativi del Quantitative Easing, anche alla luce della sua ridotta efficacia marginale e del fatto che tutta questa enorme liquidità non sia tornata all’economia reale. Tra gli investitori comincia a serpeggiare questo dubbio: come si può sollevare un’economia colpendo gravemente il suo sistema finanziario, che dovrebbe piuttosto fungere da motore principale della stessa? Inoltre sembra ormai chiaro l’appello delle autorità monetarie dei vari Paesi, che chiedono sempre più insistentemente un coinvolgimento della politica fiscale nel rilancio della crescita economica, in una sorta di ideale passaggio del testimone. “Il risultato è stato quello di una ribellione al contesto di tassi bassi o negativi per un lungo periodo di tempo o addirittura per sempre, a cui le autorità stesse ci avevano abituato: si è assistito ad un generalizzato rialzo dei tassi sulle curve dei Bond, con le obbligazioni globali principali vittime del movimento, mentre è stato evidente il beneficio ricevuto dai titoli bancari, che hanno offerto sostegno all’azionario”, fa sapere Omar Angelino, responsabile wealth management di Banca del Piemonte.

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