L’attacco dei ribelli Houti al polo petrolifero di Saudi Aramco, il più grande al mondo, arriva come culmine di una tensione che si va accumulando da mesi nell’area mediorientale. Arabia Saudita e Yemen-Iran sono ormai a da tempo impegnati un una guerra, sempre meno fredda, che ha come principale bersaglio la produzione e commercializzazione dell’oro nero, come testimoniato dai numerosi episodi di fermo o danneggiamento di petroliere nello stretto di Hormuz e nel golfo dell’Oman. L’operazione militare posta in essere con l’utilizzo di droni nello scorso fine settimana ha però effetti dalle dimensioni ben diverse rispetto agli avvenimenti precedenti poiché ha portato a danni tali da dimezzare la produzione petrolifera Saudita, per un impatto del -5% a livello globale. Queste le stime massime ancora da confermare comunicate ai media internazionali nelle 48 ore successive alle esplosioni. Il nodo fondamentale riguarda ora i tempi per ripristinare completamente la produzione, ma in un quadro più ampio si pone per i mercati l’incognita rappresentata dall’aumento dei venti di guerra nell’area.
Petrolio e rischio geopolitico: le conseguenze degli attacchi a Saudi Aramco secondo gli asset manager

Zbynek Burival, Unsplash
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