Piano di rilancio e resilienza: quale potrebbe essere il contributo degli asset manager?

green
Foto di Artem Beliaikin, Unsplash

Il Paese spinge sul green. O quantomeno ci prova: il Tesoro annuncia come imminente la prima emissione di Btp verde. Avverrà entro marzo. Non si conoscono ancora i dettagli, ma al momento sarà disponibile solo per gli investitori istituzionali. Nulla di nuovo: Paesi come Polonia, Francia e Germania hanno già emesso i primi titoli di Stato green. A ribadire che la direzione tracciata è una sola: cambiare il paradigma economico. Certo, per far questo serve avere delle regole precise. E delle idee di lunga visione. Non c’è giorno che il Piano nazionale di rilancio e resilienza (Pnrr) non sia citato, dibattuto, sviscerato, aggiornato. Si tratta certo del piano che delinea le priorità per il rilancio socio-economico dell’Italia e dettaglia l’impiego delle risorse europee nel quadro di Next Generation EU: parliamo di 209 miliardi. I tempi sono stretti, ad aprile il governo dovrà presentare un progetto molto chiaro su come gestire queste risorse. E una buona mano può certamente arrivare dagli investitori finanziari.

L’indagine SRI

È interessante perciò capire come le società di gestione del risparmio così come le banche, i fondi pensione o le assicurazioni si pongano nei confronti del Pnrr: quale potrebbe essere il loro contributo in termini di finanza sostenibile per il rilancio dell’economia? Secondo un’indagine condotta dal Forum per la finanza sostenibile, che ha coinvolto 115 soci, nel prossimo triennio gli operatori finanziari confermano l’interesse per energie rinnovabili, innovazione e digitalizzazione delle imprese. E hanno in programma (o stanno valutando) di intervenire anche nell’economia circolare, nella mobilità sostenibile e nell’agroalimentare sostenibile.

Inoltre, nell’ottica di una partnership pubblico-privata che faccia da “effetto leva” più di un operatore finanziario su tre ha già investito in collaborazione con le amministrazioni pubbliche attraverso strumenti di private equity (78%), private debt (61%) e linee di credito a condizioni agevolate con garanzia pubblica (33%).

Il 64% degli operatori finanziari dichiara di aver in programma o di valutare la possibilità di sostenere progetti in tema di sostenibilità nel quadro di partenariati pubblico-privato nel prossimo triennio 2021-23. Ma indica anche alcuni ostacoli che andrebbero rimossi: la mancanza di competenza sia nel pubblico che ne privato e l’eccessiva burocrazia. Gli elementi che, invece, potrebbero facilitare l’ingresso degli investitori SRI nell’azione di rilancio del Paese passano da due condizioni: l’identificazione di indicatori e strumenti di valutazione/misurazione dell’efficacia degli interventi (menzionati, rispettivamente, dal 70% degli operatori finanziari) e una governance trasparente nella gestione delle iniziative (prioritaria per il 62%).

“Riteniamo che il Pnrr sia una grande opportunità di rilancio del ‘sistema Paese’. Il progetto di attivare partnership pubblico-privato è una via da percorrere per uscire dalla crisi e costruire nuovi modelli di crescita più sostenibili” spiega Gian Franco Giannini Guazzugli, presidente del Forum per la finanza sostenibile. “Ci facciamo interpreti dell’importanza riconosciuta al Piano dai nostri soci e ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con le istituzioni e, in particolare, con il nuovo ministero della Transizione ecologica”.