PNRR: essere leader o follower? La risposta degli investitori istituzionali

transizione ecologica, PNRR: essere leader o follower? La risposta degli investitori istituzionali
Foto di Rob D, Pixabay

Tra le sfide per la ricostruzione economica e sociale nel dopo pandemia, c’è quella della transizione ecologica: uno dei punti cardine del piano di rilancio che l’Europa metterà in atto nei prossimi mesi, attraverso le risorse stanziate nel Next Generation EU. Cura dell’ambiente, efficientamento energetico, riconversione abitativa, smart city, digitalizzazione sono solo alcuni degli ambiti dove le risorse pubbliche verranno investite. Per affrontarle, ci sarà bisogno, e spazio, anche per il risparmio privato e ancor di più per i soggetti istituzionali, che dovranno essere i co-protagonisti del rilancio del Paese, investendo parte dei loro patrimoni in attività finanziarie a sostegno della transizione ecologica. “Il trend è già partito ed è ben presente tra gli investitori istituzionali”, dice subito Alberto Brambilla, presidente Centro studi e ricerche di Itinerari Previdenziali, presentando una tavola rotonda virtuale. Ospite d’onore il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Enrico Giovannini. “Cinque anni fa pochi pensavano che ci sarebbe stata una tale accelerazione in tema green. La finanza ha una responsabilità notevole in questo cambiamento. La vera domanda, dunque, che gli investitori devono rivolgersi è: voglio essere un leader o un follower?”.

La risposta degli investitori istituzionali

Alla provocazione del ministro, fondazioni, fondi pensione e casse rispondono con il loro protagonismo nel rilancio del Paese. Per Agostino Cingarlini, direttore generale Fondo Pensione Monte dei Paschi di Siena si tratta di una “responsabilità sociale”. “Servono soluzioni migliori per favorire la transizione ecologica. E bisogna farlo in modo sistemico. Noi siamo molto attenti, ad esempio, al tema della rigenerazione urbana, smart city e digitalizzazione”. Anche Alessandra Festini, ESG analyst di Cassa Forense, racconta come ci sia la volontà di avere una sostenibilità di lungo periodo. “Adesso non si ragione più a due dimensioni ma a tre: rischio, rendimento e sostenibilità. Siamo in prima linea per scegliere i progetti migliori su cui investire. Cassa Forense si è data dei target: i primi due obiettivi sono energia pulita e lotta al cambiamento climatico. Nei prossimi anni ne aggiungeremo altri. In questo senso monitoriamo le strategie best in class per investimenti liquidi e una strategia più impact investing tematica per gli illiquidi”.

I criteri ESG sono diventati uno standard anche per la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. “Abbiamo 21 partecipazioni nel nostro portafoglio, tutte società con perfomance ESG in settori diversificati, dal food alle utilities, passando per la mobilità sostenibile”, spiega il direttore generale Andrea Silvestri. “portiamo avanti anche degli interventi sul territorio, come la riqualificazione energetica degli edifici pubblici o la riqualificazione degli immobili dismessi. Ma abbiamo investito anche nella filiera agroalimentare, attraverso un’associazione che punta all’innovazione e alla sostenibilità”. A muoversi in tale senso c’è anche il Fondo pensione Unicredit. “Già nel 2018 abbiamo sottoposto la nostra policy ESG ad una profonda revisione”, dice Pier Candido Vaisitti, direttore generale. “L’obiettivo è un portafoglio 100% ESG in un periodo contenuto. Abbiamo deciso di essere dei leader, con un’attenzione elevata al profilo ambientale. Abbiamo, per esempio, appena costituito un fondo azionario dedicato agli investimenti tematici e stiamo studiando altre strategie e prodotti sul ciclo dell’acqua e dei rifiuti ma anche nel settore della rigenerazione urbana e strutture connesse all’efficienza energetica”.