Poca raccolta ma impieghi in crescita, i dati del private debt italiano nel 2025

Anna Gervasoni
Anna Gervasoni, foto concessa

È un mercato a due facce quello del private debt italiano. Da un lato nel 2025, stando ai dati del rapporto di AIFI e Cassa depositi e prestiti, il settore ha registrato una forte accelerazione degli investimenti, saliti a quasi 7 miliardi di euro (6,761 miliardi per l'esattezza), in crescita del 33% rispetto ai 5,078 miliardi dell’anno precedente, segno che la domanda di credito da parte delle imprese c'è e si fa sentire.

Fonte: "Il mercato italiano del private debt 2025" AIFI, Cdp

Dall'altro lato però, questa necessità di mercato non sembra essere ben compresa da chi investe nel private debt. La raccolta complessiva è infatti scesa a 1 miliardo, in calo del 26%, sostenuta principalmente dal settore pubblico e fondi di fondi istituzionali (32%), tra i quali spiccano Cdp e il Fondo Italiano d'investimento, seguiti da fondi pensione e casse di previdenza (25%) e banche (14%). Se escludiamo dal conteggio i soggetti pubblici, la raccolta di mercato si è fermata a 771 milioni, in riduzione del 41% sul 2024.

Fonte: "Il mercato italiano del private debt 2025" AIFI, Cdp

“Parlare di private debt in un momento come questo è un segnale molto forte per il mercato e per le imprese”, ha affermato Anna Gervasoni, direttrice generale di AIFI, durante la presentazione dei dati aggiungendo una dovuta precisazione: “Il mercato italiano - ha detto - è molto solido e diverso da quello statunitense per sua natura. In Italia abbiamo tanto manifatturiero ed è lì che investe il private debt italiano, in un settore che sappiamo essere resiliente”.

A commento dei dati, ha aggiunto, "il private debt è oggi uno dei private asset più fondamentali e sta diventando sempre più una gamba importante del finanziamento delle imprese, nel mondo e in Italia”, ha osservato, aggiungendo che la raccolta fa ancora fatica" nonostante le imprese "abbiano sempre più bisogno di questa forma di finanziamento".

Stock crediti bancari a -25%

Che ci sia bisogno di capitali alternativi a quelli bancari è stato confermato anche da Andrea Nuzzi, chief business officer di Cassa depositi e prestiti, che ha evidenziato come "negli ultimi 11 anni, il canale bancario ha ridotto lo stock di credito alle imprese del 25%, passando da 808 a 606 miliardi di euro erogati", ha spiegato, per svariate ragioni tra le quali figurano gli obblighi normativi, ad esempio sugli accantonamenti.

Operazioni e ticket

Tornando ai dati, il numero di società finanziate è stato pari a 172, sostanzialmente stabile rispetto alle 175 del 2024, con un mercato che ha visto anche operazioni di taglio rilevante: gli investimenti sopra i 100 milioni di euro hanno attratto complessivamente 4,343 miliardi, in aumento del 61%. “Tutto il mercato è cresciuto, c’è stata qualche operazione di grande dimensione con società sopra i 100 milioni”, ha spiegato Alessia Muzio, Responsabile Ufficio Studi AIFI, sottolineando come la dimensione media delle operazioni resti però contenuta e coerente con un mercato orientato alle PMI.

Sul fronte della strutturazione, il 35% dei casi ha visto il coinvolgimento di un club deal, il 32% un arranger unico e il 18% una partecipazione in sindacazione. Le operazioni sono state soprattutto finanziamenti, pari al 59% del totale, mentre il 25% ha riguardato sottoscrizioni di obbligazioni.

Il 86% dell’ammontare investito è stato realizzato da operatori internazionali, mentre i soggetti domestici hanno generato il 54% del numero di operazioni. “Dato importante che testimonia come ci sia attrattività da parte degli investitori internazionali che guardano alle imprese italiane”, ha osservato Muzio, responsabile ufficio studi AIFI, commentando il dato sulla crescita degli investimenti e sulla forte presenza di capitali esteri.

Finalità dei deal

Per quanto riguarda gli obiettivi delle operazioni, il 36% dell’ammontare investito ha riguardato finanziamenti per operazioni di buy out, seguiti da operazioni per lo sviluppo, pari al 30%. In termini di numero, invece, prevalgono i progetti di sviluppo, che rappresentano il 41% dei deal, ("le imprese puntano alla crescita di natura principalmente esterna", osserva Muzio) contro il 32% delle operazioni di buy out.

Un elemento rilevante è anche il forte legame con il private equity: nel 69% dei casi le società oggetto di investimento sono già presenti nei portafogli di private equity, a conferma di un utilizzo del private debt non solo a supporto dei buyout, ma anche della crescita delle partecipate. “Non solo supporto al buyout ma alle stesse imprese nei portafogli per realizzare obiettivi di crescita e sviluppo”, ha concluso Muzio.

Settori e leva

Dal lato settoriale, il manifatturiero si conferma primo comparto con il 25% degli investimenti, seguito dall’ICT con il 16% e dai beni e servizi industriali con poco meno del 16%. In termini di leva, il 53% dei casi resta sotto 3,5 volte il rapporto net debt/Ebitda e l’81% sotto 4,5 volte, segnalando un approccio prudenziale all’indebitamento.

“C'è un uso sicuramente prudenziale del debito da parte delle imprese”, è la lettura che emerge dai dati sul leverage, con oltre la metà dei casi sotto 4,5 volte e circa il 90% dei deal entro livelli contenuti di leva. Anche sul fronte della tipologia di rimborso, prevalgono i profili bullet nel 62% dei casi e gli amortizing nel 32%.

Il ruolo di CDP e la request per fondi di debito

In questo contesto, anche considerando il peso degli istituzionali pubblici nel supportare il settore, emerge il ruolo di CDP. Nuzzi ha sottolineato come la Cassa stia assumendo un ruolo sempre più centrale non solo nel finanziamento diretto delle imprese insieme alle banche, ma anche come partner dei fondi private debt per co-finanziare Pmi e mid cap presenti nei portafogli degli operatori.

Nel primo anno di Piano Strategico, ha spiegato, CDP ha servito 46mila aziende in modalità diretta e indiretta, sviluppando impieghi per circa 30 miliardi di euro con un effetto leva di 2,5 volte, un risultato superiore alle previsioni iniziali. Nuzzi ha inoltre evidenziato che la Cassa ha ampliato del 30% la base di intervento sulle operazioni a supporto delle imprese rispetto all’ultimo anno, rafforzando il sostegno a Pmi e microimprese.

Questa strategia di supporto indiretto e una delle direttrici cui si articola l'attività della Cassa, oltre a quella diretta con strumenti come i minibond e un sostegno non finanziario. Come ha spiegato Vincenzo Paolo Carbonara, responsabile Finanza per la Crescita di CDP, nella strategia di debito privato la società affianca SGR che lanciano strategie di private debt con un buon grado di diversificazione, cioè fondi con almeno 20 ticket di investimento, italiani o paneuropei, in grado di mobilitare un multiplo del commitment a favore dell’economia reale italiana. A tal proposito la Cassa ha lanciato una "Request for proposal" dedicata a fondi di debito diversificati, italiani e paneuropei che investano anche nel nostro paese, alla quale è possibile candidarsi entro il 31 dicembre 2026.

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