Previdenza, la vera partita per il futuro dei lavoratori di oggi si gioca sul secondo pilastro

Anima e previdente
Saverio Perissinotto, foto FundsPeople

La previdenza complementare è la risposta alla domanda centrale per il bilancio pubblico del Paese: le risorse accantonate saranno sufficienti per vivere serenamente la vecchiaia? Il tema, per il quinto anno consecutivo, è stato al centro dell’evento Anima è previdente, organizzato da Anima SGR che si è tenuto il 3 marzo, a Milano. Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali si fa portatore del quesito iniziale nel momento in cui ricorda come per inquadrare l’argomento relativo alle pensioni degli italiani occorra partire da una serie di dati: il tema del “longevity risk” e il rapporto attivi/pensionati: “Oggi a 1,47, quindi vicino alla soglia di sicurezza di 1,5 attivi per pensionato, ma che deve arrivare a 1,7 entro il 2035” (Fonte: 13° Rapporto sul bilancio del sistema previdenziale italiano). A questo si somma il tema del tasso di sostituzione oggi intorno al 70% per i lavoratori dipendenti e al 68% per gli autonomi. Il punto tuttavia è che i redditi dei lavoratori italiani sono bassi, “da qui la necessità della previdenza complementare, perché i redditi in Italia negli ultimi 20-25 anni non sono cresciuti così come sono cresciuti in altri Paesi d’Europa”.

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