Il modello 60/40 non regge più come bussola unica nella costruzione dei portafogli e la ricerca di rendimento ha portato il private credit al centro della scena. La corsa è evidente: secondo i dati di Morningstar a fine 2024 i veicoli semi-liquidi hanno superato i 340 miliardi di dollari di masse, con il credito a rappresentare la parte più consistente. L’intera asset class, che oggi sfiora i 1.700 miliardi di dollari, potrebbe arrivare oltre i 2.600 miliardi entro il 2029. Una crescita che apre opportunità, ma impone anche cautela. Il rischio è che l’espansione troppo rapida alimenti un ricorso eccessivo alla leva, un allentamento dei covenant o un abbassamento degli standard di underwriting. I tassi di default, per il momento, restano contenuti, ma la dispersione tra gestori e strategie è ampia e invita a guardare con attenzione ai track record, alla qualità della documentazione legale e alle politiche di valorizzazione. In Europa, intanto, l’ELTIF 2.0 ha aperto l’accesso retail, ma il mercato resta agli inizi. Il dato di fondo è che la crescita è strutturale, ma non priva di rischi: distinguere tra valore sostenibile ed eccessi di mercato richiede oggi più che mai una due diligence approfondita, capace di misurare non solo i rendimenti, ma anche la solidità dei processi, la gestione della liquidità e l’allineamento degli incentivi. Se ne è discusso nell'ultima parte della business breakfast di FundsPeople dedicata agli strumenti semi-liquidi.
Private credit alla ricerca di equilibrio tra espansione e sostenibilità

Business breakfast semi-liquidi. Foto Enrico Frascati per FundsPeople
Questo è un articolo riservato agli utenti FundsPeople. Se sei già registrato, accedi tramite il pulsante Login. Se non hai ancora un account, ti invitiamo a registrarti per scoprire tutti i contenuti che FundsPeople ha da offrire.





