Private credit e semi-liquidi traghettano i portafogli oltre il modello 60/40

Business breakfast semi-liquidi. Foto Enrico Frascati per FundsPeople
Business breakfast semi-liquidi. Foto Enrico Frascati per FundsPeople

La revisione del modello 60/40 non è più un dibattito teorico: è ormai una realtà concreta nei portafogli istituzionali e private. Il contesto attuale, con inflazione persistente, elevato indebitamento e mercati nervosi, ha mostrato che i bond non garantiscono più la stabilità di un tempo. Serve guardare oltre e, in questo scenario, il private debt emerge come candidato naturale per i nuovi modelli allocativi, offrendo flussi prevedibili, un profilo di rischio coerente con i portafogli bilanciati e una resilienza utile a smussare la volatilità. Accanto al credito tradizionale si è affermato il fenomeno dei mercati privati con strumenti semi-liquidi che cercano di combinare rendimento e accessibilità. Si tratta di un segmento in rapida crescita: secondo Morningstar gli asset gestiti dai fondi semi-liquidi hanno superato i 340 miliardi di dollari nel 2024, quasi triplicati rispetto al 2020, con il private credit che pesa per oltre la metà del totale. Queste soluzioni richiedono meccanismi precisi, finestre definite e una gestione attenta delle aspettative. La sfida non è più solo la performance, ma la coerenza e la trasparenza: processi rigorosi di selezione, capacità di deployment continuo e relazioni costanti con la rete distributiva diventano condizioni imprescindibili. Se ne è discusso nel corso della tavola rotonda di FundsPeople dedicata al mondo degli strumenti semi-liquidi.

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