Private equity secondario tra liquidità e valore

Il giorno del Fund Selector. Foto di Francesco Prandoni per FundsPeople.
Il giorno del Fund Selector. Foto di Francesco Prandoni per FundsPeople.

Negli ultimi anni il mercato del secondary private equity ha assunto un ruolo sempre più centrale all’interno dell’ecosistema dei private market, trasformandosi da segmento di nicchia a componente strutturale delle strategie di investimento. La crescita dei volumi ne è una chiara evidenza: secondo i dati di settore, il mercato globale è passato da circa 160 miliardi di dollari nel 2024 a oltre 230 miliardi nel 2025, segnando un’accelerazione significativa e confermando un trend destinato a proseguire anche nei prossimi anni. Alla base di questo sviluppo vi sono diversi fattori: il rallentamento delle distribuzioni nei fondi primari, l’aumento dello stock di capitale immobilizzato e la crescente domanda di soluzioni più flessibili da parte degli investitori. In questo contesto, il secondario si configura non solo come strumento di gestione della liquidità, ma anche come leva per la creazione di valore, grazie alla possibilità di entrare in portafogli già costruiti e con maggiore visibilità sugli asset sottostanti. È partendo da questi elementi che si sono confrontati alcuni degli ospiti della seconda edizione dell’evento organizzato a Milano da FundsPeople, “Il giorno del fund selector”, analizzando come il secondary private equity stia evolvendo e quali implicazioni abbia per la costruzione dei portafogli, in particolare nel segmento private wealth. Il dibattito ha inoltre messo in luce come l’asset class stia progressivamente diventando uno strumento chiave per migliorare l’efficienza complessiva dei portafogli alternativi.

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