Nel nuovo ciclo dei private market, la questione non è più tanto l’accesso quanto la capacità di gestire dispersione dei rendimenti, liquidità e aspettative. Secondo il report Private Capital in Focus: Trends to Watch for 2026 di MSCI, nei mercati privati la distanza di performance tra i fondi dei quartili superiori e quelli inferiori resta significativamente più ampia rispetto ai mercati pubblici, anche su orizzonti di lungo periodo. Nei buyout, la differenza cumulata tra top e bottom quartile continua a essere misurata in diverse centinaia di punti base annui, confermando che la selezione del gestore è un driver determinante di risultato. Allo stesso tempo, i dati mostrano come la gestione della liquidità sia diventata più complessa. MSCI evidenzia che nel private equity i periodi medi di detenzione degli asset si sono allungati rispetto al passato e che, nel 2025, le distribuzioni complessive sono rimaste inferiori ai livelli pre-pandemia. Questo ha reso più evidente il trade-off strutturale tra liquidità e rendimento e ha riportato al centro il tema della pianificazione finanziaria, soprattutto per investitori che operano su più vintage e su orizzonti temporali estesi. In questo contesto, cresce anche il rischio di disallineamento tra percezione e realtà dell’investimento. MSCI sottolinea come nei private market i NAV riflettano valutazioni transazionali e non prezzi di mercato continui, rendendo meno significativa una lettura di breve periodo delle performance. È su questi aspetti che si è concentrato il confronto nella terza parte della business breakfast di FundsPeople dedicata ai private market.
Private market, liquidità e rendimento alla prova di un nuovo ciclo

Business breakfast private market. Foto Enrico Frascati per FundsPeople
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