Ragaini (AIPB): "È ora di considerare l'arte come una vera asset class per gli investitori private"

AIPB arte inevidenza
Convegno AIPB arte e wealth management, foto Andrea Curiat

In Italia, gli investitori private apprezzano l’arte anche più dei mercati privati o delle criptovalute. Il 20% delle famiglie private, una su cinque, investe in asset artistici. L’arte è così la seconda classe di alternativi per diffusione nei grandi portafogli, subito dopo i metalli preziosi (detenuti dal 33% degli investitori private), e più comunemente rispetto a private equity e private capital (17%) e criptovalute (15%). Nonostante ciò, l’arte è ancora un segmento sotto-servito da parte del private banking. È vero che il 75% delle reti offre servizi di gestione e valorizzazione del patrimonio artistico; che il 63% mette a disposizione competenze per effettuare stime e perizie; e che il 56% offre assistenza nelle attività di compravendita; eppure, solo il 18% dei clienti ha attivato questi servizi dedicati alla valorizzazione del proprio patrimonio artistico. I dati sono emersi in occasione del convegno “L’arte come asset class: approcci e modelli nel private banking”, organizzato il 2 marzo a Milano dall’Associazione italiana private banking (AIPB) e Matis, società specializzata in club deal dedicati agli investimenti in arte.

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