Small cap, economia reale e mercati privati. Sono queste alcune delle aree su cui Amundi SGR sta lavorando per proporre nuove soluzioni di investimento rivolte agli investitori italiani. L’obiettivo è continuare a crescere in Italia sul fronte della clientela privata e istituzionale, in un contesto di mercato dove l’esposizione agli asset rischiosi, come azioni e credito, offre ancora valide opportunità di rendimento. Così Francesco Sandrini, chief investment officer di Amundi SGR, condivide in un’intervista a FundsPeople il proprio outlook sui mercati, descrive la struttura del team di investimento, e racconta come stiano cambiando le competenze richieste oggi al CIO di una grande società di gestione.
Sandrini (Amundi SGR): "Small cap e PIR, opportunità per crescere insieme al Paese"

Con una presenza in Italia da quasi 40 anni, Amundi a fine agosto contava circa 212 miliardi di euro di masse in gestione attraverso una duplice attività: “Da un lato, svolgiamo una funzione di distribuzione locale di prodotti gestiti dal Gruppo Amundi a livello globale. Dall’altro, abbiamo un polo di gestione qui a Milano, focalizzato sugli investimenti multi-asset”, spiega Sandrini.
Complessivamente, la SGR impiega oggi 80 professionisti d’investimento, la maggior parte dei quali dedicata proprio alla strategia globale multi-asset. Questa struttura centrale è ripartita in un team globale bilanciato e un team absolute return, entrambi basati a Milano, insieme a un gruppo global income che lavora in congiunzione tra Milano e Monaco di Baviera. Di fianco alla gestione multi-asset, prevalentemente in titoli, a Milano opera un team di investment solution che implementa portafogli diversificati in ETF, o tramite il ricorso a fondi interni ed esterni. "Tutto dipende dal tipo di canale distributivo a cui è rivolta l’offerta, e da come è strutturato ogni prodotto”, chiarisce il responsabile.
1/4In aggiunta alle competenze multi-asset e investment solution, Amundi ha altri team posizionati lungo la filiera d’investimento. Sul fronte del reddito fisso, la SGR conta quattro professionisti basati a Milano che si occupano principalmente, ma non solo, della gestione di mandati istituzionali che richiedono, di prassi, “un approccio locale customizzato anche per via delle specificità di compliance e risk management degli investitori italiani. Questo non vuol dire che implementiamo i mandati solo con competenze locali, ma troviamo che sia decisamente più efficiente interfacciarci con i clienti da Milano”, commenta il CIO.
C’è poi un team azionario con otto professionisti specializzati in small cap europee e PIR, sia dal punto di vista dell’analisi della società sia della gestione. Proprio su questo fronte Sandrini individua una serie di cantieri aperti “molto interessanti per lo sviluppo prodotti”, legato anche all’impegno pubblico per intervenire a sostegno delle piccole e medie imprese: “È un trend paneuropeo, non solo italiano. Le PMI sono estremamente importanti nel tessuto produttivo dell’UE, e molti governi hanno implementato modi per fornire loro maggiore ossigeno, come nel caso dei veicoli di risparmio francesi”, aggiunge il responsabile investimenti. Per questo la SGR sta lavorando con il governo alla creazione di “veicoli appetibili in un’ottica di co-investimento”, rivolti quindi a investitori istituzionale come fondi pensione e assicurazioni, con un focus sulle aziende di minor capitalizzazione quotate sulla Borsa di Milano.
Tra le novità in via di sviluppo vi è anche un’enfasi sugli asset reali. “Stiamo portando avanti, sia localmente come Amundi SGR, attraverso un team dedicato composto da otto professionisti, sia globalmente come Gruppo, la creazione di una filiera di prodotti che tragga giovamento dalle potenzialità di alcuni distretti industriali chiave, come l’agroalimentare in Italia”, dichiara Sandrini. Private debt e private equity, secondo il responsabile, sono aree in crescita perché sopperiscono alle esigenze di finanziamento delle imprese in un mondo in cui i tradizionali canali bancari e del credito sono più difficilmente accessibili. E la domanda da parte degli investitori sofisticati è sicuramente in aumento, anche se per il retail “permangono le difficoltà di gestione dell’illiquidità, nonostante la diffusione degli ELTIF”, giudica Sandrini. Mentre il private debt potrebbe giovare di nuove soluzioni come le “ri-assicurazioni di liquidità” progettate per permettere l’investimento senza penalizzazioni impattanti a livello di requisiti di solvency.
2/4L’outlook di investimento resta favorevole sull’azionario in un contesto di mercato che Sandrini definisce “unico”. La centralità delle politiche monetarie, osserva il CIO “ha ceduto il passo a politiche fiscali enormi. Si teme la perdita d’indipendenza delle Banche Centrali, con il caso più evidente che è quello della Fed, ma c’è anche il Giappone dove la Bank of Japan sta entrando in una fase più accomodante in concomitanza con un cambio di regime politico. Insomma, siamo in una fase di un ciclo economico mai visto prima”. L’effetto collaterale è la soppressione del rischio sui mercati del credito, diventati ad avviso di Sandrini dei surrogati dei governativi. “Molti investitori ritengono che il debito corporate sia addirittura più sicuro di quello governativo. È una forzatura, ma spiega gli enormi flussi che vanno verso il credito”, osserva.
L’orientamento di portafoglio di Amundi SGR è quindi costruttivo sul rischio sia azionario sia obbligazionario, grazie a “flussi ancora importanti e a una trasparenza dei bilanci che ci fanno stare tranquilli”, nota Sandrini. Sul fronte equity, gli Stati Uniti escono vincitori incontrastati dopo l’incertezza iniziale sui dazi. “Sembra molto complicato mantenere un posizionamento costruttivo sull’Europa dopo la prima metà dell’anno”, afferma il CIO. Mentre sul fronte del credito, il posizionamento di Amundi SGR favorisce al momento l’investment grade. La svalutazione del dollaro e la crescita endogena dei mercati emergenti, infine, possono favorire una diversificazione dei portafogli su queste regioni.
3/4Sandrini offre infine un bilancio sull’evoluzione del ruolo di CIO negli anni: “Sono in questo ruolo da circa un anno, e si continua sempre a imparare. Il direttore investimenti è il responsabile finale dinanzi al regolatore nella tutela degli interessi dei risparmiatori”. Un aspetto fondamentale del ruolo, quindi, consiste nel “mettere in piedi tutti i presidi di risk management necessari a tal fine”, aggiunge.
Ma non è tutto. “Dobbiamo valutare nuove asset class che si affermano negli anni, come il private equity e il private debt. Dobbiamo presentare e posizionare all’esterno l’attività dei team di gestione, e conoscere approfonditamente i prodotti che questi stanno portando avanti. Infine, c’è una componente di gestione delle risorse umane rivolta a professionisti i cui risultati sono definiti in maniera molto oggettiva”. La professione del CIO, conclude Sandrini, necessita quindi di competenze eterogenee. Alcune delle quali sono tutt’altro che scontate.
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