Ormai il peggio è passato. Cinque anni fa, i costi di finanziamento per i Paesi periferici erano saliti a livelli insostenibili. Il debito della Spagna a dieci anni si attestava al 7.5%, in Italia al 7%, in Portogallo all’11% e in Grecia raggiungeva ben il 27%. "In parte, questi numeri riflettevano il rischio di ridenominazione del debito ma alla fine, agendo come prestatore di ultima istanza, la BCE ha ridotto molto questo rischio, ha riaperto l’accesso al mercato per Paesi come Spagna e Italia, abbassando quindi i loro costi di finanziamento impliciti", commenta Stefan Isaacs, deputy head of Retail Fixed Interest in M&G Investments. "Nel tempo (alcune) riforme strutturali, un ulteriore alleggerimento monetario e una migliore crescita hanno portato a un’ulteriore diminuzione dei costi di finanziamento, in alcuni casi al di sotto dei tassi di crescita, offrendo reali prospettive di sostenibilità del debito per queste economie. E il ritorno della Grecia sul mercato completa la fenomenale inversione nelle fortune dell’Eurozona".
Il ritorno della Grecia sul mercato completa la fenomenale inversione nelle fortune dell’Eurozona

foto flickr: Atli Harðarson, creative commons
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