Per gli investitori da sempre il rischio geopolitico fa parte delle decisioni di un posizonamento o di una variazione nell’investimento. Negli ultimi anni il mercato ha dovuto far fronte a molte crisi politiche e conflitti globali. Basta ricordare le primavere arabe, la guerra in Siria, il terrorismo dell’Isis o le rivolte in Turchia. Senza contare la crisi economica, la Brexit o la vittoria di Donald Trump alla Casa bianca. Eventi che tutto sommato, come evidenzia il Geopolitcal Risk Index, l’indice di riferimento della Federal Rererve, hanno avuto effetti relativi sul sentiment dei risparmiatori. Oggi il rischio geopolitico, secondo l’indice, si aggira attorno ai 300 punti, un dato lontano dal record del 2003 (anno dell’invasione dell’Iraq) ma che comunque resta molto al di sopra della media storica (83,7 punti).
Se le tensioni geopolitiche agevolano la gestione attiva

foto: Nicola Sacchi, Creative Commons, Flickr
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