Selezionare un fondo ad impatto positivo

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Selezionare un fondo di impact investing vuol dire modificare i parametri di analisi, dando maggiore priorità ad elementi qualitativi, quali la trasparenza del reporting, gli obiettivi socio-ambientali perseguiti e l’expertise del team. I fund selector si ritrovano quindi a dover rivedere i propri processi di selezione. Dall’altro lato però, i gestori hanno maggiori obblighi di comunicazione delle loro strategie di investimento e soluzioni adottate. Nell’ultima parte della tavola rotonda virtuale sui fondi a impact investing abbiamo chiesto ai fund buyer quali sono i fattori determinanti nelle loro scelte e ai gestori come costruire un portafoglio che risponda al meglio alle loro esigenze.

peter michaelis Liontrust Articulo

La competizione sui fondi ad impatto positivo inizia a farsi sentire, l’unico modo per distinguersi in questo campo è garantire la maggiore trasparenza possibile delle scelte di investimento che vengono fatte. “Bisogna spiegare al cliente esattamente il perché si ha in portafoglio una società, anziché un’altra e dimostrare che le scelte d’investimento sono in linea con gli obiettivi perseguiti. Noi cerchiamo di integrare le considerazione sul potenziale impatto sociale e ambientale già nello stocks picking”, dichiara Peter Michaelis, head of Sustainable Future Strategies Liontrust AM. “È importante avere una forte expertise sulla sostenibilità per saper andar oltre i semplici rating ESG esterni, dato che non si conosce con esattezza cosa si cela dietro uno score. Così si aumentano le probabilità di successo di un prodotto”, aggiunge.

Il punto di vista dei fund buyer

L’integrazione dei criteri ESG è un punto di partenza che deve condurre ad analisi sempre più approfondite e a 360 gradi, in grado di determinare il vero impatto di un fondo per la società e l’ambiente. Solo attraverso una due diligence accurata si potrà ovviare alle difficoltà che ancora incombono sul cammino della sostenibilità dei processi di investimento.

Paolo Biamino articolo

Per Paolo Biamino, responsabile Manager Selection di Euromobiliare AM SGR la selezione del fondo impact parte dall’attribuzione di punteggi ESG sulla base di quattro aree: la casa di investimento, l’adesione ai principles of responsible investment, il processo di analisi ESG e il team di investimento. “Cerchiamo di capire se la società di gestione applica una piena integrazione dei criteri ESG alle analisi finanziarie e se il reporting di questi fattori sia accurato”, afferma il fund selector. “Successivamente importiamo tali informazioni nel nostro database per valutare direttamente la qualità dei processi di investimento dei fondi ESG di nostro interesse. Sulla base di ciò gli score più alti saranno quelli attribuiti ai fondi impact”, conclude.

Simone Chelini articolo

”Per tutto quanto detto in precedenza e perché il nostro approccio è improntato al rigore metodologico esistono diverse difficoltà da superare, come ad esempio il turnover del prodotto, se si vuole determinare quanto un fondo sia realmente ad impatto o meno. Per noi è molto importante analizzare nel dettaglio il processo di investimento e come l’analisi ESG viene integrata per la costruzione del portafoglio. E’ fondamentale quindi avere il maggior  numero di informazioni possibili a riguardo”, sottolinea Simone Chelini, head of ESG & Strategic Activism di Fideuram Asset Management SGR. “ Stiamo elaborando un sistema proprietario, in collaborazione con il Team Multi Manager per identificare gli indicatori più appropriati alle nostre analisi e ciò ci consentirà di cogliere la vera essenza della sostenibilità di una società di gestione, in linea con gli obiettivi prefissati”, spiega l’esperto.

Il supporto della tecnologia

Bruno Pennino articolo

Con l’aumentare della complessità delle analisi qualitative e quantitative nella fund selection, la tecnologia diventa quindi un supporto importante nella creazione del database. “L’obiettivo è trovare la best solution per il cliente, non esiste il miglior fondo, ma solo quello che meglio rispecchia le esigenze del cliente. Pertanto bisogna ottenere più informazioni possibili dagli asset manager, fare due diligence qualitative a livello di società di gestione, analizzare i processi di investimento e verificare la trasparenza nel reporting”, afferma Bruno Pennino, head of Investment Consulting Southern Europe & EEC di Allfunds. “Una piattaforma wealthtech come la nostra, che supporti lo screening sia con dati quantitativi che qualitativi, può aiutare in tal senso, essendo in continua evoluzione può aggiornarsi sulle metriche e le tematiche più adatte in quel momento ed essere quindi sempre al passo con i tempi”, conclude.