Sostenibilità, nell’asset management prevalgono temi legati all’ambiente e l'Europa

ESG, Sostenibilità, nell’asset management prevalgono temi legati all’ambiente e l'Europa
Sian Wynn Jones. (Unsplash).

Più di due terzi dei fondi analizzati, il 70% sono classificati come articolo 6. I fondi articolo 8 rappresentano il 25%, mentre il restante 5% sono fondi articolo 9. Questa è una delle fotografie scattate da MainStreet Partners nella prima edizione dell'ESG Barometer sull'integrazione della sostenibilità nell'industria dell'asset management a quasi un anno dall'entrata in vigore della SFDR, il 10 marzo 2021.

La ricerca si fonda sul database di ESG rating proprietario di MainStreet Partners, creato nel 2014 e che oggi comprende più di 160 Asset Managers, 4.200 fondi/ETF per oltre 50.000 ISIN. Il database copre un insieme di fondi ed ETFs che collettivamente rappresentano 5,6 mila miliardi di euro di asset in gestione.  

L'identikit della sostenibilità

A livello regionale si nota che l'Europa è ancora in testa per quanto riguarda la disclosure sulla sostenibilità, la regolamentazione e l'integrazione ESG, mentre gli Stati Uniti stanno iniziando il loro percorso di crescita per raggiungere il Vecchio continente. Rimane il fatto che, come sottolineato dagli esperti della società, la mancanza di domanda da parte degli investitori statunitensi di prodotti o soluzioni sostenibili, non spinge gli asset manager a compensare questo gap che ancora persiste con le controparti europee.

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MainStreet Partners nella sua analisi tiene conto di tre pilastri: la società di gestione nel suo complesso e lo specifico team di portfolio managers; la strategia del fondo includendo processo di investimento e la “mission” e infine le singole partecipazioni del portafoglio. Secondo questi criteri dunque si nota come gli asset manager di medie e grandi dimensioni hanno sovraperformato le boutique (un asset manager con meno di 50 miliardi di euro di AuM) nel primo pilastro, mentre, viceversa, sono le boutique ha prevalere nel pilastro due e nel pilastro tre.

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Guardando all'interno delle singole asset class invece si può vedere come i fondi multi-asset tendono ad avere un minor grado di integrazione ESG nei loro obiettivi d'investimento, oltre a non essere allineati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile come le altre categorie. In generale, secondo il report, i fondi multi-asset riportano un punteggio inferiore rispetto a quelli obbligazionari e azionari per i fondi classificati come articoli 6 e 8 della SFDR, e uno score inferiore di circa il 12% rispetto alle altre asset class quando si tratta di fondi classificati come articolo 9.

Non sorprenderà sapere invece che, da un punto di vista tematico, la maggior parte dei fondi resta concentrata sulle questioni ambientali, mentre i temi sociali rappresentano solo il 7%. Con le nuove normative fermamente concentrate sul raggiungimento di vari obiettivi net zero, i fondi ambientali hanno raggiunto una media di 1,3 miliardi di euro di AuM in gestione, mentre i fondi con focus sulla dimensione sociale raggiungono in media i 384 milioni di euro di AuM.

Il rischio green washing

"Il nostro obiettivo è produrre uno strumento di due-diligence per valutare sia il rischio ESG che di green washing all’interno di qualsiasi portafoglio. I nostri rating di sostenibilità olistici sono solidi, facili da capire e coerenti per gli investitori. Questo è il motivo per cui abbiamo sviluppato una metodologia proprietaria a tre pilastri nel 2014 ed è il motivo per cui pubblichiamo ricerche che evidenziano dove sono stati fatti progressi, ma anche dove è necessario farne di più" spiega Simone Gallo, managing director di MainStreet Partners.

La speranza della società, in conclusione, è quella di un maggiore allineamento tra i labels della SFDR sui fondi e le valutazioni ESG man mano che i gestori patrimoniali continuano a migliorare la transizione dei processi e delle strategie di investimento. "Altrimenti, c'è il rischio che le accuse di greenwashing si realizzino su più fronti, il che sarebbe dannoso per il settore nel suo complesso, e per la fiducia degli investitori negli approcci di investimento sostenibile" conclude Gallo.