Un’attività volatile e “altamente speculativa”. Mentre le criptovalute (in testa il Bitcoin) affrontano l’ennesimo crollo dalla loro nascita, tra alterne vicende le diverse criptoattività continuano a tenere banco nel mondo finanziario e istituzionale. Il tema è stato toccato anche dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che, nelle Considerazioni finali presentate ieri 31 maggio, ha indicato come manchino ancora “tassonomie condivise a livello internazionale” sul termine, riferibile d’altronde, “a strumenti tra loro molto eterogenei”. In primis Palazzo Koch ricorda una divisione centrale nelle cripto: quelle emesse “a fronte di attività reali o finanziarie (fully-backed stablecoins)”, che possono assicurare in determinati casi un valore stabile nel tempo, e quelle “prive di tale supporto”. Queste ultime sono, nelle parole del governatore, “prive di un valore intrinseco, connotate da un’elevata volatilità e, di conseguenza, esposte a significativi rischi di vendite improvvise; esse vengono per lo più utilizzate con finalità speculative”. A seconda delle loro caratteristiche, le criptoattività “possono quindi presentare diversi livelli di rischiosità, di cui la regolamentazione, nel disciplinarne la diffusione, deve tenere conto”.
Speculative e volatili, investitori e istituzioni si confrontano con le criptoattività

Nicolas Picard (Unsplash)
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