Stefan (Solidarietà Veneto): “Curva demografica in ascesa e masse in crescita”

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Paolo Stefan, foto ceduta (Solidarietà Veneto)

Una “anomalia positiva” nel panorama della previdenza complementare italiana. Solidarietà Veneto, fondo negoziale multicategoria operante in Veneto, nasce alla fine degli anni 80 dai primi contratti aziendali nel settore del legno, in provincia di Treviso. Dal 1997, con i primi accordi fra le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei datori di lavoro del Veneto, il fondo estende la sua attività a tutti i settori dell’industria fino a confermarsi, a oggi, come il più diffuso in Regione. “Dal 1997 la fase della bilateralità si sviluppa su numeri limitati”, sottolinea il direttore Paolo Stefan, indicando come il primo “salto” numerico e patrimoniale sopraggiunga all’indomani del ‘silenzio assenso’: “All’epoca – afferma – dai 15 mila si passò a 44 mila iscritti”. Tuttavia, sono gli anni successivi a rafforzare il fondo, che oggi vanta una platea di circa 146 mila iscritti, di cui circa 65 mila “contrattuali” (sempre nel mondo dell’artigianato) e i restanti 81 mila non contrattuali. “Dal 2007 il numero degli iscritti ‘non contrattuali’ è aumentato dell’80% circa”, afferma Stefan. Ed è qui che si configura la “anomalia positiva” con una dinamica nella quale “Solidarietà Veneto si distingue rispetto all’andamento medio della previdenza complementare di natura negoziale osservato nello stesso periodo”.

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