Coniugare evoluzione del risparmio in Europa e alfabetizzazione finanziaria. Il tema è delicato e quanto mai attuale ed è stato al centro del Mediolanum Media Event 2025 che l’8 ottobre ha riunito la stampa europea a Dublino per l’incontro “Navigating the noise, finding alpha. How financial literacy unlocks value for savers”. Soltanto il 33% degli adulti nel mondo ha una conoscenza finanziaria e il dato racchiude un gap di genere che vede per gli uomini un 18% di conoscenza in più rispetto alle donne. Non solo: la differenza è anche geografica dal momento che il dato sale al 57% negli Stati Uniti, come spiega Luca Matassino, chief business officer di MIFL. E l’Italia è ancora indietro. Secondo i dati riportati da Gianni Nicolini, professore di Finanza, Roma Tor Vergata, il nostro Paese langue in un 53% di financial literacy, data dall’insieme di tre componenti legate a conoscenza, comportamento e attitudine finanziaria. La media OCSE è del 63 per cento. Questa ignoranza ha un costo, rilevabile in una minore partecipazione ai mercati finanziari (l’Italia è un Paese in cui è fortemente presente l’investimento in Btp, elemento che spiega, in parte, la scarsa conoscenza degli italiani in merito ad altri strumenti), in un minore performance dei portafogli, nell’aumento del rischio di frodi e in un ridotto risparmio e investimento in termini pensionistici. Tra i rischi, rileva l’esperto, la cultura finanziaria “trust-based” rispetto a quella “knowledge based” ha degli impatti concreti anche nel rapporto tra cliente e consulente finanziario.
Tra Europa del risparmio e sfida della financial literacy, Mediolanum indica la rotta da Dublino

MedMe 2025. Foto FundsPeople
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