Un mercato dei fondi alternativi più efficiente

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I Fondi di investimento alternativi (Fia), il cui mercato è in crescita e in Europa vale circa 6.600 miliardi di euro, in Italia non hanno ancora espresso il proprio potenziale nonostante un settore produttivo largamente basato su piccole imprese, che per svilupparsi necessitano di reperire mezzi finanziari attraverso canali alternativi a quello bancario. Per questo è cruciale rendere il mercato dei Fia più efficiente, efficace e competitivo mantenendo la stabilità complessiva del sistema finanziario europeo. Tema al centro della prima giornata degli Alternative Investment Funds Days organizzati da Borsa Italiana e Assogestioni, seguita in streaming da circa 550 professionisti del settore.

Sono oltre 1.700 i miliardi di euro fermi sui conti correnti con rendimenti nulli, capitali che potrebbero essere meglio impiegati se incanalati nel tessuto produttivo del Paese. Un fronte su cui negli ultimi anni il governo ha lanciato diverse iniziative sia sul lato degli emittenti sia su quello degli investitori, come i minibond e i Pir tradizionali e alternativi, al fine di portare flussi crescenti di risparmio verso Pmi e infrastrutture. Secondo Stefano Cappiello, dirigente generale della Direzione IV (Sistema Bancario e Finanziario-Affari Legali) del Mef, nel perseguimento di questo scopo la ricerca di prodotti che diano un rendimento con un rischio accettabile “è un aspetto da curare ed è uno degli obiettivi di politica economica che stiamo perseguendo”.

I prodotti alternativi per Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, rappresentano una ulteriore opportunità per valorizzare le ingenti risorse di risparmio degli italiani al servizio dell’economiareale. “Abbiamo un mercato ricco sia di risparmio delle famiglie sia di impiego redditizio nella piccola e media e impresa e, nel mondo post-Covid, nelle infrastrutture. Ora è importante lavorare sugli strumenti e sulle modalità con cui portare questo cambiamento nel nostro mercato dei capitali”.

Cappiello sottolinea la necessità di “ampliare l’accesso da parte degli investitori ai fondi alternativi riservati”. L’obiettivo ultimo, prosegue, “è, da un lato, quello di consentire agli investitori istituzionali di poter disporre di una gamma il più ampia possibile di prodotti finanziari diversificati. Dall’altro lato, c’è il bisogno di facilitare l’accesso ai capitali a costi più ridotti per le piccole e medie imprese. Stiamo cercando di far sì che accanto all’intermediazione bancaria tradizionale si consolidi l’intermediazione non bancaria”.

Oltre alle proposte sulle soglie di ingresso, Cappiello ricorda che il 2020 ha anche portato interventi sul fronte dei Pir alternativi. Una novità importante, dal momento che apre alla possibilità che “l’investimento in Fia possa essere inquadrato in un fondo conforme alla normativa sui Pir alternativi”.

Come ricorda Galli, “la grande sfida è arrivare ad un incremento degli investimenti diretti dalle famiglie verso le imprese non quotate quando gli obiettivi del risparmiatore lo consentono”. Una sfida che l’industria del risparmio gestito coglie sostenendo l’evoluzione della cultura dei risparmiatori.

Tra gli argomenti affrontati durante la giornata di tavole rotonde e dibattiti con rappresentanti di Esma, Banca d’Italia, Consob, Mef e Agenzia delle Entrate, anche la revisione della normativa europea, i processi di autorizzazione e quotazione dei Fia chiusi e lo sviluppo del mercato dei Piani Individuali di Risparmio con l’introduzione dei Pir alternativi.