Il dollaro resta una delle variabili chiave nella lettura dei mercati emergenti, ma rispetto agli ultimi anni il quadro è cambiato in modo significativo. Nel 2025 la valuta americana ha perso circa il 9% rispetto a un paniere di valute internazionali, secondo elaborazioni di mercato sull’indice DXY, segnando una delle peggiori performance annuali recenti. Il movimento è stato legato soprattutto alle attese di un allentamento monetario negli Stati Uniti, alla riduzione dei differenziali di rendimento e a una maggiore attrattività relativa degli asset non statunitensi. Anche l’inizio del 2026 ha confermato questa dinamica, con il dollaro sceso su livelli che non si vedevano da diversi anni, prima di una fase più volatile legata alle tensioni geopolitiche. In questo contesto, la componente valutaria è tornata centrale nella costruzione dei portafogli. Non più solo un fattore di rischio da coprire, ma una leva che può incidere in modo significativo sulle performance, soprattutto nei mercati emergenti dove il contributo delle valute locali può essere rilevante. Allo stesso tempo, l’evoluzione degli strumenti ha reso più semplice gestire questa complessità, tra esposizioni globali, strategie in valuta locale e soluzioni sempre più granulari. Da qui prende il via la terza parte della business breakfast di FundsPeople dedicata agli emergenti.
Valute emergenti, il cambio torna a fare la differenza

Business breakfast mercati emergenti. Foto Enrico Frascati per FundsPeople
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