Vent’anni di Etica SGR: l’idea di finanza sostenibile (quando non c’era)

Ugo_Biggeri
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L’intuizione è arrivata ben vent’anni fa: costruire da zero una società che si occupasse esclusivamente di finanza etica. O meglio di fondi socialmente responsabili. Un azzardo per un mercato che, all’epoca, non sapeva nemmeno cosa fossero i criteri ESG. “All’epoca bastava dire ‘non investo nelle armi o nel petrolio’. Già questo ti differenziava enormemente dal mercato. Oggi siamo diventati tutti molto più professionali”, dice subito Ugo Biggeri, presidente Etica Sgr. La società, che quest’anno celebra il suo ventesimo compleanno, ha appena annunciato di aver superato la soglia dei 5 miliardi di euro di masse in gestione. Un importante traguardo che porta la prima e ancora unica Sgr italiana interamente dedita alla finanza etica ad entrare a far parte del novero dei “gestori significativi”, secondo la definizione contenuta nel regolamento di Bankitalia.

“Quando abbiamo cominciato, il mercato dei fondi etici neppure esisteva. Per tantissimi anni siamo stati il primo operatore in Italia con masse molto piccole. Ora che i grandi player si sono accorti del valore della proposta che facciamo da sempre ci troviamo ad essere terzo player italiano.  Alla fine vuole dire che è stata un’idea vincente”, sorride Biggeri. Non a caso i temi ambientali, sociali e di governance riempiono le pagine dei giornali, animano i dibattiti politici e stimolano i governi a prendere decisioni importanti. Anche la Commissione europea si sta impegnando molto in questo senso, tra l‘altro chiamando in causa direttamente il sistema finanziario, in quanto motore dell’economia, al fine di convogliare le energie verso uno sviluppo sempre più sostenibile e responsabile. “L’Europa si sta muovendo bene sulla definizione ma è un po’ troppo concentrata sui cambiamenti climatici”, precisa il manager. “Le tematiche in realtà sono più ampie: c’è la questione sociale, di governance o ambientale di altro tipo. Non vedo ancora una vera volontà nel disincentivare gli investimenti che producono davvero dei danni. Servirebbero politiche fiscali o regolatorie che rendessero svantaggioso investire, ad esempio, nel petrolio. Però l’Ue aiuta nell’evitare le criticità”.

Per Biggeri, infatti, l’exploit della sostenibilità nell’industria del risparmio gestito presenta almeno due criticità: da una parte c’è un rischio greenwashing, dall’altra l’annacquamento dell’idea stessa. “Il timore è che il significato che c’è dietro agli investimenti responsabili si diluisca, diventando meno rigorosi nei criteri di scelta per far sì che tutti gli operatori possano accedervi”. Ma è chiaro che le opportunità sono pressoché gigantesche. “Prima di tutto grazie ai pionieri si è capito che i fondi etici funzionano (e rendono), inoltre c’è un tema di emergenza climatica che anche la finanza non può più ignorare. Ma soprattutto c’è un terzo cambiamento in atto, molto significativo, il cambiamento culturale. Presto i giovani dei 'Fridays For Future' saranno i nuovi investitori. Questo è un punto di non ritorno”, spiega l’esperto.

In cantiere un nuovo fondo tematico

In vent’anni, la Sgr ha mantenuto la linea con serietà e coerenza, applicando un approccio di selezione rigoroso e intraprendendo, con le aziende in cui investono i fondi, un dialogo nel corso degli anni per stimolarle sempre più a orientarsi verso maggiore responsabilità sociale, ambientale e di governance. Coi tradizionali fondi della linea valori responsabili e 5 miliardi di AuM, ad oggi la clientela di Etica conta 300 mila sottoscrittori, prevalentemente retail (circa il 90% in termini di masse). Più donne che uomini, e una buona percentuale di giovani (9% degli under 35).

“Accanto a questi cinque prodotti, da un paio d’anni abbiamo lanciato anche un sesto fondo, l’Impatto clima, focalizzato sul tema del cambiamento climatico”, dice Biggeri. Etica ha poi lanciato anche un fondo chiuso di impact investing promosso da Avanzi, l’aImpact, che punta a raccogliere nei prossimi mesi 40 milioni di euro. La società continua però ad essere in fermento. “Stiamo lavorando ad un nuovo fondo tematico, focalizzato sui temi sociali. Un fondo SG”, annuncia il presidente di Etica. “Sia a livello europeo che di asset management si guarda sempre in maniera particolare al tema Co2. Eppure parlare di sostenibilità significa anche far attenzione ai temi sociali. Il nuovo fondo che abbiamo in mente cercherà proprio di scegliere quelle società che rispettano i diritti umani e i lavoratori”.