Siamo alle porte di un cambio di regime dei mercati?

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Jon Tyson, Unsplash

Nuovi equilibri geopolitici, gli impatti delle misure fiscali senza precedenti in risposta al Covid e le narrative che guidano i mercati e i loro possibili cambiamenti. Tanti i temi approfonditi nell’Amundi World Investment Forum di quest’anno. L’evento digitale è stato aperto da Valerie Baudson, alla prima apparizione al Forum da CEO. Baudson si è dichiarata ottimista per la ripresa che prevede non sarà un ritorno alla situazione pre-pandemia. “Il nostro gruppo in un periodo difficile ha consolidato la sua posizione di leadership nell’asset management globale. Abbiamo dimostrato resilienza in un contesto altamente sfidante”, ha dichiarato. “Abbiamo in programma di crescere in Europa e nel mercato asiatico, in particolare la Cina. Altri driver di crescita saranno lo sviluppo di servizi tecnologici e gli investimenti responsabili“, ha aggiunto.

Geopolitica: quale posto per l’Europa?

Il dibattito si è poi concentrato sullo scenario geopolitico, in un mondo che appare sempre più polarizzato con gli USA da una parte e la Cina dall’altra. L’Europa si trova nella difficile situazione di trovare un proprio posto tra le due super potenze. E a ciò si aggiungono le incertezze per le prossime elezioni in Germania e Francia. “La risposta all’emergenza del Covid è stata veloce e coesa ed ha favorito una maggiore integrazione, grazie alla rottura del tabù sulla condivisione del debito. L’Europa si evolve grazie alle crisi, e tutto questo non sarebbe stato pensabile prima del Covid. Anche il roll out dei vaccini è stato un primo passo per affrontare delle questioni relative alla sanità e a alle politiche pubbliche da un punto di vista comunitario”, ha spiegato Manuel Barroso, ex presidente dalla Commissione europea e uno dei nomi di spicco del mondo politico e accademico presenti alla conferenza.  

Keyu Jin, professore di economia della London School of Economics ha parlato della necessità di un maggior dialogo tra Stati Uniti e Pechino. Secondo l’esperta l’elezione di Biden porterà ad un maggior peso della diplomazia, ma le tensioni economiche e commerciali, soprattutto nel campo della tecnologia, continueranno. Una posizione su cui è concorde Mark Esper del McCain Institute ed ex Segretario della difesa degli USA: “È inevitabile che la Cina cresca. Il punto non è come contenere questa sua espansione, ma come integrare la sua presenza nelle relazioni internazionali”. Dal punto di vista degli investimenti secondo Vincet Mortier di Amundi ciò si traduce in un maggior appeal degli asset cinesi sul lungo termine, che diventano sempre più centrali nei portafogli. Mentre sul versante europeo Kasper Elmgreen prevede opportunità per gli strumenti ESG e negli investimenti contro il climate change, segmenti in cui il Vecchio Continente è pioniere nel mondo.

Il peso delle politiche di spesa

Per Carmen Reinhart, vice president e chief economist della World Bank, la pandemia ha avuto impatti da non sottovalutare sui piccoli business e sulle famiglie, che hanno reso necessari gli interventi statali. “Ma quando l’emergenza passerà, i rischi non saranno finiti”, ha spiegato. “È stata una riprese veloce per le economie sviluppate ma ci sono dei problemi di ritardo per i mercati emergenti, anche in Paesi chiave come l’India e il Brasile ancora alle prese con il virus. In generale per il comparto emergente si prevedono delle incertezze per la sostenibilità del debito”, ha aggiunto. Stephanie Kelton, professore di economia alla SUNY Stony Brook University, ha introdotto nella discussione il tema dell’inflazione: “La Fed, fissando i suoi obiettivi target, sembra desiderosa di un’inflazione sopra il 2% per un certo periodo di tempo. In quest’ottica è difficile prevedere come si comporterà e con quali strumenti interverrà per mitigare la pressione inflazionistica”, ha dichiarato. Per Ken Taubes della casa di gestione francese il rischio di inflazione è reale e nel medio lungo termine l’esperto prevede una crescita del PIL degli USA sostenuta dai piani di stimolo dell’amministrazione Biden. Incertezze legate all’aumento dei prezzi e per il peso dei debiti pubblici emergono anche dall’analisi di Monica Defend, ma in un contesto in cui gli asset rischiosi continueranno a preformare per l’ambiente di rendimenti bassi sull’obbligazionario.

L’appuntamento si è chiuso con l’intervento del premio Nobel Robert Shiller, professore di Yale ed espeto di narrative che guidano i mercati e che si impongono in modo virale e spesso difficile da prevedere. Attualmente coesistono differenti narrative interconnesse: la stagnazione secolare, i ruggenti anni venti per l’ottimismo per l’innovazione tecnologica e quella di politiche monetarie che rimarranno a lungo accomodati. I cambiamenti in atto in queste narrazioni secondo Pascal Blanqué potrebbero portare a un cambio di regime e ad un ritorno ad uno scenario di maggiore inflazione come negli anni 70.