Analisi del secondo turno delle elezioni legislative in Francia

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Immagine concessa da mxx (Unsplash)

Il secondo turno delle elezioni legislative francesi ha portato a un parlamento senza una maggioranza, il che comporta un significativo rallentamento dell'agenda delle riforme. Nelle prossime settimane si assisterà a un rimpasto di gabinetto e a negoziati che potrebbero perfino portare alla nomina di un nuovo primo ministro per facilitare la nascita di un governo di unità nazionale. La coalizione Ensemble, che sostiene il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, non ha ottenuto infatti la maggioranza utile per governare e punta a un’alleanza con Les Républicains. Ma i conservatori sono divisi al loro interno, quindi ad oggi riuscire a formare un nuovo governo non appare scontato."Se non si formerà una maggioranza stabile, potrebbe nascere un'alleanza più complicata con il centro-sinistra, ma con maggiori rischi di crisi di governo. Un governo di minoranza potrebbe essere costretto a cercare il sostegno per ogni singolo disegno di legge, con il rischio di una paralisi politica. In tal caso, non si esclude nemmeno il rischio di nuove elezioni anticipate", afferma Pietro Baffico. L'economista di abrdn ritiene che il programma di riforme di Macron sarà notevolmente indebolito.

Macron dovrà scendere a compromessi

"Se da un lato i Républicains sosterrebbero misure vicine al suo programma, dall'altro chiederebbero concessioni, limitando la spesa sociale e puntando a una più rigida disciplina fiscale. Macron mantiene il controllo sulle politiche estere e sulla difesa, anche se è probabile che debba affrontare una maggiore opposizione sull'ulteriore integrazione dell'UE. Le pressioni politiche derivanti dalla crisi del costo della vita probabilmente rafforzeranno i suoi sforzi per spingere l'impegno diplomatico sulla guerra in Ucraina", osserva l'esperto.

A suo avviso, queste elezioni sono una manifestazione delle sfide politiche in un ambiente inflazionistico. "Gli elettori si sono dimostrati più disincantati, con un'astensione record di circa il 46%. E più insoddisfatti del presidente in carica rispetto al 2017, come dimostra anche l'alta astensione al ballottaggio presidenziale. I partiti centristi e moderati ne escono indeboliti. Il sostegno ai partiti populisti, in particolare a quelli di estrema destra, è un dato storicamente elevato a causa dell'aumento del costo della vita. La conseguenza è uno quadro politico frammentato, in cui i partiti sono costretti a scendere a compromessi sulle loro politiche per evitare la paralisi", conclude.