Il comparto assicurativo, con i suoi 9.500 miliardi di euro in gestione a livello europeo, può avere un ruolo "centrale e strategico" nel progetto della Savings and investments union, l'unione dei mercati dei capitali comunitari. Eppure, proprio le assicurazioni sono le grandi assenti nei Savings and investments accounts (SIA, strumenti europei simili ai piani di accumulo), dove "non compaiono né come fornitori di prodotto, né come prodotti di investimento". Sono le dichiarazioni con cui Giovanni Liverani, presidente di ANIA, ha aperto il convegno "The savings and investment union: achievements and perspectives", tenutosi a Roma il 24 ottobre alla presenza di diversi rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee.
L'industria delle assicurazioni, per propria natura, può orientare gli investimenti privati europei per contribuire "in modo importante e stabile ai sistemi socioeconomici in cui opera", commenta Liverani. Gli strumenti assicurativi, sottolinea il presidente, possono avere un impatto positivo in molti dei nuovi rischi e problemi che l'UE si trova ad affrontare: dalla sostenibilità demografica allo sviluppo della previdenza complementare, dal costo del sistema sanitario alla frequenza incrementata di eventi climatici avversi. L'auspicio di ANIA è che gli Stati membri dell'UE coinvolgano pienamente gli strumenti assicurativi nei SIA.
Tuttavia, per "mobilitare appieno il potenziale assicurativo" occorre, secondo il Presidente, agire su due fronti ulteriori: da un lato, stabilire un "chiaro collegamento tra incentivi fiscali e finalità di investimento di lungo periodo". Dall'altro, una semplificazione e una proporzionalità regolatoria volta a creare condizioni più eque e costruttive per le compagnie assicurative. L'attenzione di ANIA è rivolta nell'immediato alla revisione in atto della Solvency II, che potrebbe rappresentare un passo in avanti su questi fronti.
Solvency II, un anno per adeguarsi agli emendamenti
Gli emendamenti al regolamento arriveranno nel corso della settimana corrente del 27 ottobre - 2 novembre, e su questi si è soffermata Maria Luis Albuquerque, Commissaria UE per i servizi finanziari e l'Unione del risparmio e degli investimenti. La Solvency II ha il valore di essere un quadro regolatorio "affidabile e sicuro, che è stato d'aiuto durante le crisi recenti", ha dichiarato durante il convegno. Tuttavia, la calibrazione attuale dei requisiti "può scoraggiare una più ampia allocazione di capitale nelle economie reali europee". Pertanto, la revisione "mira a dare risposta a queste preoccupazioni in una molteplicitià di modi", ha aggiunto Albuqueruqe, e tutti gli emendamenti sono stati sviluppati in "piena collaborazione" con gli Stati e gli enti interessati, tenendo conto anche delle osservazioni delle associazioni degli operatori finanziari come ANIA. Ampliando lo sguardo alla SIU, la Commissaria UE si è detta convinta che l'unione contribuirà un ecosistema "più vitale", permettendo finalmente di allargare il mercato unico composto da 450 milioni di consumatori anche ai settori dei servizi finanziari e dei capitali.
Dello stesso avviso il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha ribadito come l'UE debba "tornare a essere motore di competitività e crescita" per potersi confrontare con grandi competitor come Cina, India, Russia, Stati Uniti. Serve però una strategia di lungo periodo di cui l'unione dei capitali è un tassello fondamentale, insieme ad altri come "il mercato unico dell'energia". Con un'Europa frammentata in 27 mercati finanziari diversi, privi di dimensione di scala, "rischiamo di essere una colonia di Wall Street o della Cina dal punto di vista finanziario", ha dichiarato invece Enrico Letta, presidente di Arel e dell’Institut Jacques Delors. Le iniziative finanziarie in Europa hanno dimensione nazionale e non comunitaria, con una concorrenza tra Paesi vicini. "In questo modo non avremo mai campioni di taglia europea", aggiunge Letta.
Le ricadute per gli investimenti: il gap sui mercati di rischio
Gli sviluppi del mercato unico hanno ricadute dirette sul settore degli investimenti, come ha ricordato Luigi Federico Signorini, presidente IVASS e DG Banca d'Italia, intervenuto al convegno ANIA. "Il risparmio europeo è fortemente orientato verso attività a basso rischio e basso rendimento, con un'elevata incidenza di depositi bancari e titoli di Stato. Il segmento dei fondi di investimento che operano nel medio periodo è particolarmente sottosviluppato", ha osservato il presidente. Nel dettaglio, gli asset gestiti dai fondi di private equity in Europa sono circa la metà di quelli negli Stati Uniti, con un divario ancora maggiore nel venture capital che sarebbe utile a finanziare progetti innovativi e aziende nelle prime fasi di vita.
Gli investimenti medi annui in capitale di rischio nei principali paesi dell'UE rispetto al PIL sono poco meno della metà di quelli del Regno Unito e meno di un decimo di quelli negli Stati Uniti. "Non spetta alle autorità dettare le preferenze. Ma è loro responsabilità garantire che non vi siano ostacoli indebiti all'offerta di prodotti adatti a finanziare l'innovazione e la crescita", prosegue ancora Signorini. "L'integrazione dei mercati è ancora una volta un elemento chiave".
La bassa incidenza dei fondi specializzati riflette sia la limitata dimensione dei fondi europei sia la limitata presenza di intermediari esteri. "Gli operatori faticano a raggiungere la scala che, in teoria, le dimensioni complessive del mercato europeo consentirebbero di raggiungere", ha aggiunto il responsabile, evidenziando una condizione che limita le prospettive di crescita degli operatori e riduce le opportunità di uscita. "Il settore assicurativo ha bisogno di ulteriori progressi.
Durante il convegno sono intervenuti anche i manager del settore finanziario italiano. Tra questi Virginia Borla, AD e DG di Intesa Sanpaolo Assicurazioni e responsabile della divisione insurance di Intesa Sanpaolo, ha ricordato come i modelli di bancassicurazione supportino le aziende nel "considerare forme di finanziamento che vadano oltre al tradizionale intervento tramite gli azionisti, o la banca di riferimento, ma comprendano anche soluzioni di venture capital, di medio e lungo periodo, con il contributo anche dei fondi pensione, per definizione investitori a lunghissimo termine". Per il mondo retail, ha aggiunto Borla, in altri stati dell’UE sono previsti benefici e agevolazioni fiscali per i consumatori se mantengono gli investimenti per periodi di 8-10 anni: "Una riflessione su questi aspetti potrà aiutare a mantenere risparmio e investimenti in Europa per il suo sviluppo".



