Siamo in piena stagione degli utili e gli occhi degli investitori sono puntati sulle big tech USA, alla prova del nove della crescita. La loro capacità di mantenere lo slancio dimostrato sinora potrebbe orientare le decisioni degli investitori, andando a influenzare non solo il comparto a più alta capitalizzazione dei listini statunitensi, ma del mondo intero. In questo contesto, i gestori si trovano dinanzi a un bivio per quanto riguarda l'esposizione all'azionario statunitense. Chi decide di ridurla perché si attende rovesci o, forse, una bolla imminente, si trova dinanzi il difficile compito di trovare sbocchi alternativi in grado di generare rendimenti attraenti per i portafogli. Chi mantiene o incrementa l'esposizione dovrà decidere in che misura puntare sul tech o, invece, differenziare su altri settori. FundsPeople ha rivolto questa domanda direttamente ai gestori di quattro SGR italiane, che condividono qui di seguito il loro outlook e posizionamento sull'equity made in the USA.
Azionario USA, occhi puntati su trimestrali e IA. Il posizionamento dei gestori italiani

Le buone performance dei mercati azionari americani fino ad oggi, con i corsi ai massimi di sempre in valuta locale, "rappresentano uno dei motivi principali per un aumento della volatilità", afferma Carla Scarano, portfolio manager azionario globale, Anima Sgr. Che individua i rischi più importanti, in questo scenario, in "un aumento del premio per il rischio pagato dagli investitori derivante dal rallentamento dei dati macro o da rischi geopolitici, e una decelerazione della crescita degli utili aziendali, soprattutto delle grandi aziende USA". L'esposizione all'azionario statunitense dipende molto dalla strategia dei portafogli, ma nell'ambito di un portafoglio azionario globale con un indice pari al MSCI All Country World, con una esposizione al mercato azionario di circa il 65%, Anima ritiene appropriata una esposizione almeno neutrale: a questo mercato "appartengono aziende che continuano a generare elevati ritorni sul capitale investito e crescita degli utili superiore che si riflette, nel lungo periodo, sulla crescita dei corsi azionari", prosegue Scarano.
L'outlook della SGR resta positivo sul settore tecnologico e finanziario: "il primo continua a distinguersi per gli enormi margini e per la superiore crescita degli utili. Il secondo, soprattutto per le grandi banche in America, riteniamo non rifletta ancora il potenziale di utili futuri", afferma la manager. Con questo approccio, restano favorite le società dalle grandi capitalizzazioni di borsa, più liquide ed a più crescita elevata. Guardando nel dettaglio al comparto tech, Scarano esclude che al momento si possa parlare di bolla, "perché le valutazioni delle grandi società di questo settore sono ancora pienamente supportate da una grande crescita degli utili". Certo è che rimangono enormi la leva operativa, la cassa al netto degli investimenti e anche quella presente negli attivi degli stati patrimoniali, conclude.
1/4La stagione degli utili in corso potrebbe segnare la rivincita dei titoli laggard: le società quotate che hanno perso terreno nei mesi passati rispetto alle favorite dei listini. Posizionarsi su questi titoli potrebbe aiutare a contenere eventuali rovesci del mercato azionario statunitense, le cui valutazioni sono sin troppo elevate. Ne è convinto Alberto Tocchio, head of global equity and thematics di Kairos Partners SGR.
“Gli Stati Uniti sono e restano un punto di riferimento per gli investimenti azionari. A inizio anno si parlava della fine dell’eccezionalità americana: non si è mai verificata, e non credo accadrà mai”, commenta Tocchio. Il posizionamento degli investitori sugli USA, in effetti, non è mai stato così alto, e gli indici americani pesano ormai per il 70% sui listini globali. Il parere del manager sull’equity a stelle e strisce, tuttavia, non è interamente favorevole. Secondo Tocchio, le performance eccezionali dell’economia statunitense e del Nasdaq negli ultimi due anni sono interamente attribuibili alla corsa dell’IA. Se il trend sia destinato a continuare sarà evidente nei prossimi giorni, con la pubblicazione degli utili delle big tech, che confermeranno o smentiranno “la loro capacità di continuare a crescere a un ritmo del 40-50% l’anno e a mantenere gli enormi margini attuali”.
Per il momento, afferma Tocchio, meglio ridurre l’esposizione agli Stati Uniti: “Le valutazioni dell'S&P sono a livelli record. Storicamente, quando raggiungono questi picchi c’è una fase di correzione importante, che potrebbe raggiungere anche il 20% e che potrebbe essere amplificata dal forte ricorso agli algoritmi e alla leva nei fondi sistematici, assente invece in Europa. Nessuno sa se ciò accadrà domani o tra sei mesi, tutto dipende dai flussi di notizie”, aggiunge. Secondo Tocchio, per chi resta esposto agli USA è meglio allora muoversi su settori più difensivi, come il farmaceutico, che ha sottoperformato per via delle notizie sulle tariffe e sul cap al prezzo dei farmaci; o il software, che potrebbe beneficiare indirettamente dell’effetto IA.
2/4I rischi collegati all'azionario USA delineano un contesto complesso, ma al tempo stesso ricco di opportunità. "Il quadro è caratterizzato da valutazioni elevate e incertezze, ma anche da innovazione e resilienza: serve un approccio diversificato e disciplinato". Ne è convinto Emilio Pappalardo, gestore specializzato in investimenti azionari America di Sella SGR. Secondo il manager, "La catena del valore dell'IA catalizza investimenti massicci, con criticità sulla sostenibilità dei flussi di cassa". L'entusiasmo per la nuova tecnologia dirompente si accompagna a sfide concrete: "fabbisogno energetico e necessità di trasformare investimenti in profitti reali". Nondimeno, parlare di una nuova bolla tech appare prematuro, perché, come evidenzia Pappalardo, i player principali generano utili robusti, sostenuti da cloud, semiconduttori, cybersecurity. Ma emerge la circolarità degli investimenti in AI: "le big tech finanziano startup che reinvestono in servizi offerti dalle stesse grandi aziende", afferma.
Anche le tensioni geopolitiche USA-Cina richiedono monitoraggio. E la nuova rotta delle politiche statunitensi sembra spesso guidata da annunci roboanti sui social da parte del Presidente Trump. Questi post non vanno interpretati alla lettera, ma è importante comprenderne il "potenziale impatto sulle aspettative degli investitori. Occorre mantenere un approccio strutturato: valutare la coerenza con i fondamentali, non reagire impulsivamente. I social diventano strumento di lettura del contesto, non bussola per le decisioni", precisa l'esperto di Sella SGR.
Alla luce di queste considerazioni, l'esposizione agli USA "va calibrata privilegiando la diversificazione", afferma Pappalardo. Oltre alla tecnologia, ci sono altri settori che meritano attenzione: "healthcare per stabilità, utilities per domanda energetica crescente, industriale per infrastrutture energetiche, e finanziario per fondamentali robusti", elenca il gestore. Sulla capitalizzazione, Pappalardo suggerisce di combinare large cap per la solidità con una selezione mirata di mid e small cap in nicchie innovative: semiconduttori, cybersecurity, servizi digitali. L'approccio vincente, quindi, equilibra crescita e difesa senza concentrare il rischio.
3/4Il mercato azionario USA presenta un multiplo valutativo di oltre 25 volte gli utili sul 2025, "una valutazione elevata sia in assoluto sia in rapporto alla media storica, ma che deve essere considerata in relazione alle alte aspettative di crescita degli utili aziendali, che sono previsti in espansione a doppia cifra sul prossimo biennio", commenta Aldo Martinale, gestore di Symphonia SGR.
Le considerazioni tattiche impongono cautela su Wall Street nel breve termine alla luce dei rialzi delle ultime settimane, ma in un’ottica strutturale "al mercato americano va riservata la parte preponderante nella costruzione del portafoglio azionario, considerate le dimensioni dell’economia, l’approccio rivolto alla crescita da parte dei policymaker e la rilevanza a livello globale delle società americane", afferma il gestore. Il settore tecnologico resta il comparto più attraente alla luce del ruolo di leadership delle aziende americane in molteplici segmenti e, ancora una volta, delle previsioni di crescita degli utili per i prossimi anni. "È vero che sul settore tecnologico c’è un elevato posizionamento, soprattutto sul comparto dell’intelligenza artificiale, ma c’è anche una elevata dispersione valutativa e di prospettive, con nicchie di mercato le cui elevate valutazioni sono giustificate dai tassi di espansione attesi", aggiunge Martinale.
Il principale rischio sul mercato azionario americano resta collegato all’inflazione, perché eventuali sorprese al rialzo nei prossimi mesi "potrebbero andare a mettere in discussione il percorso di ribasso dei tassi interesse avviato dalla Fed", rileva. Un altro aspetto che Martinale monitora da vicino sono le relazioni tra USA e Cina, prestando attenzione sia alle frequenti dichiarazioni di Trump, sia alle indicazioni che arrivano dai vertici cinesi, "considerato che su alcune questioni si trovano in una posizione negoziale favorevole, come nel caso delle terre rare fondamentali per la rivoluzione tecnologica", conclude.
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