In uno scenario di profonda incertezza per gli impatti della crisi in Medio Oriente sull’economia europea, la BCE, come previsto, mantiene i tassi invariati al 2% nella riunione di marzo e ribadisce un approccio dipendente dai dati, valutato riunione per riunione. Tuttavia, a causa dello shock energetico e dell’instabilità geopolitica per il conflitto in Iran, le proiezioni macroeconomiche sono state significativamente riviste: le nuove stime di marzo indicano un’inflazione complessiva al 2,6% nel 2026 (2,0% nel 2027), in netto aumento rispetto all’1,9% previsto a dicembre. La crescita europea è invece attesa in rallentamento, intorno allo 0,9% nel 2026, rispetto all’1,2% stimato in precedenza. Francoforte ha inoltre analizzato alcuni scenari alternativi in cui un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più elevata e una crescita più debole rispetto allo scenario di base. “Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione nel breve termine. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra”, si legge nel comunicato stampa.
BCE, tassi fermi ma rischio di stagflazione in Europa per lo shock energetico. Le prime reazioni dei gestori

Christine Lagarde, immagine concessa BCE
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