Cambia l’approccio al fixed income delle casse di previdenza

In un contesto di bassi tassi di rendimento e inflazione contenuta non restano molte opportunità per gli investitori obbligazionari in cerca di reddito, se non quelle di allungare la duration o aumentare il rischio creditizio, con importanti conseguenze per l’intero portafoglio. Ancora più difficile è la scelta per gli investitori istituzionali, che sono abituati da sempre a dare un peso preponderante al fixed income nelle loro asset allocation. Esistono quindi delle soluzioni alternative? Un approccio diverso da quello tradizionale può sicuramente aiutare. In occasione di una tavola rotonda virtuale sul reddito fisso e i convertibili abbiamo chiesto a tre casse di previdenza quale strada stanno percorrendo per superare questi duri ostacoli.

Il settore della previdenza ha sempre beneficiato del supporto delle banche tesoriere, che consentivano loro di investire la liquidità in eccesso in depositi a vista a tassi ragionevoli, ma con il graduale venir meno di questo importante cuscinetto, è divenuto inevitabile guardare altrove. “La componente obbligazionaria costituisce circa il 30% del nostro portafoglio globale, comprensivo di immobili”, dichiara Stella Giovannoli, Chief Investment Officer della Cassa Nazionale del Notariato. “Tuttavia l’attuale contesto di mercato spinge a ricercare alternative più redditizie, sebbene la nostra view di lungo termine sia più ottimista”, prosegue la manager.

“Lato fixed-income crediamo che esistano ancora delle opportunità di rendimento nel segmento corporate, anche grazie a strategie cross over, dato che i titoli investment grade non presentano rendimenti interessanti. Inoltre stiamo lavorando su periodici roll di portafoglio sulle scadenze nel comparto dei fondi cedola target maturity,  e stiamo valutando la possibilità di investire parte della liquidità depositata sui conti correnti bancari in fondi aggregate short term con scadenza media entro il range di tre anni, con rendimenti superiori alla nostra remunerazione media sulla liquidità a vista. Nel settore liquid alternative abbiamo inserito fondi loan, con nav giornalieri, settimanali o, al massimo, mensili. Abbiamo inoltre inserito bond convertibili europei, ma, laddove l’asset allocation strategica evidenzi spazi di allocazione, potremmo probabilmente diversificare nell’ambito di questa asset class anche a livello globale.”, spiega la Giovannoli.

Il ruolo dei mercati privati

Il tradizionale ruolo svolto all’interno dei portafogli dalla componente obbligazionaria, ossia quello di garantire stabilità e rendimenti positivi, è solo un lontano ricordo. Secondo Fabio Lenti, responsabile Direzione Investimenti di Cassa Dottori Commercialisti, oggi è diventato ancora più difficile pensare di costruirsi una view di lungo periodo che non necessiti di revisioni, perché ci sono diverse variabili incontrollabili che alimentano e generano incertezza. “Per questo motivo la dinamicità dei portafogli e delle scelte di investimento diventa un fattore fondamentale”, commenta.

“Noi oggi abbiamo la consapevolezza di dover incrementare il livello di rischio assunto attraverso le posizioni di breve termine, ma il nostro obiettivo è quello di mantenere il rischio complessivo di portafoglio su livelli costanti attraverso la rimodulazione anche delle altre asset class. Pertanto, se per rimanere quanto più possibile lontano dal territorio dei rendimenti negativi aggiungiamo rischio nella componente monetaria e fixed income di breve termine, occorre compiere delle conseguenti azioni in direzione opposta su altre asset class”, afferma l’esperto. “Oggi il mercato obbligazionario liquido è apparentemente più rischioso, in quanto asimmetrico, per questo preferiamo guardare ai mercati privati, dove  sono presenti più possibilità di non rimanere colpiti da effetti meramente finanziari, non basati necessariamente su condizioni reali ed economiche. A ciò si aggiunge un premio di liquidità interessante. In quest’ambito le strategie che investono anche in NPL e asset distressed presentano ottime opportunità di ingresso”, conclude.

“Esiste un rischio di staffetta da politica monetaria a fiscale, cosa che sembra funzionare”, sostiene Danilo Pone, Chief investment Officer di ENPAB. “Crediamo in un ulteriore steepening della curva americana, mentre in Europa il restringimento degli spread porterà ad una mean reversion, che ci ha indotto a chiudere le posizioni sui corporate bond detenuti tramite fondi investment grade”. L’obiettivo per ENPAB è quello di creare un rolling sui prodotti creditizi illiquidi, con un processo di due diligence strutturato e adeguato, per sfruttare al meglio il premio liquidità. Ci stiamo orientando inoltre su senior secured e asset backed securities per usufruire di caratteristiche simili a quelle degli investment grade. Guardiamo con interesse anche al mercato obbligazionario asiatico, in particolare ai bond cinesi”, conclude.

Un occhio di riguardo ai convertibili

I bond covertibili rispondono alla continua ricerca di rendimento da parte degli investitori obbligazionari, consentendo loro di mantenere sotto controllo il rischio. “Questa asset class per sua natura ha bassa duration, che viene abbassata proprio dalla presenza dell’opzione e in media ha un merito creditizio pari a investment grade”, sottolinea Davide Basile, portfolio manager delle strategie convertibles di RWC Partners. “Da un punto di vista cedolare non c’è particolare sconto rispetto ai prodotti di credito, ma introduce in più una certa esposizione alla volatilità del mercato azionario”, fa notare il gestore. Pertanto si elimina una parte del rischio tasso, a favore del rischio di volatilità, contribuendo ad offrire valore aggiunto ad un portafoglio multiasset.