Cesarano (Intermonte SIM): "Bce e Fed, il diavolo è nei dettagli"

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foto: autor InSapphoWeTrust, Flickr, creative commons

Nelle ultime giornate si sta animando la discussione sulle future mosse delle Banche centrali. Nella riunione del 14 giugno Draghi renderà noto in maniera più o meno dettagliata le sue intenzioni sul futuro del QE (che formalmente scade a settembre). L’alternativa sarebbe quella di rinviare la decisione alla riunione del 26 luglio, ossia l’ultima con conferenza stampa prima del mese di scadenza del QE. Apparentemente la scelta tra giugno e luglio per rendere nota l’evoluzione futura del QE (che appare essere indirizzata verso l’ipotesi di ultimo round di acquisti in forma più smorzata nell’ultimo trimestre del 2018, per evitare un’interruzione brusca a settembre) potrebbe sembrare sostanzialmente irrilevante, vista la distanza di solo un mese. “In realtà per gli operatori nel breve termine riveste un ruolo importante in quanto serve a comunicare la fretta della Bce a terminare il piano e di conseguenza anche dove potrebbe collocarsi il primo ritocco del tasso sui depositi, attualmente a -0,40%”, spiega Antonio Cesarano, chief global trategist di Intermonte SIM.

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