Cherry Bank rafforza il wealth management: nuovo team e inaugurazione della sede a Milano

Cherry Bank, foto FundsPeople
Cherry Bank, foto FundsPeople

Il wealth management di Cherry Bank si rafforza con un nuovo team presentato ieri, 26 novembre, in occasione dell'inaugurazione ufficiale della sede della banca a Milano. L'obiettivo è duplice: potenziare la presenza della banca sul territorio ed espandere al tempo stesso la divisione e i servizi di consulenza evoluta per imprenditori e grandi patrimoni. La strategia relativa al wealth management si inserisce nel più ampio piano industriale che prefigura un obiettivo di crescita delle masse della banca a quota 1,5 miliardi di euro entro fine 2025, e a 4,5 miliardi entro la fine del 2027. Ma i target potrebbero essere rivisti già in occasione del nuovo piano biennale al 2028, in arrivo nei primi mesi dell'anno prossimo.

Quattro ingressi per potenziare la squadra

Il team di wealth management guidato da Francesco Bossi conta oggi 30 professionisti, di cui sette basati a Milano. Sono quattro le figure chiave introdotte da Cherry Bank tra settembre e ottobre per completare la squadra, tutte provenienti da Banca Profilo: Francesco Menini, nominato head of investment consulting, ha lavorato in passato anche in Banca Esperia e Banca Aletti. Stefania Cardone, che entra in qualità di investment consultant, conta tra le tappe della sua carriera Pioneer Investments, Prometeia ed Eurizon Capital. Lorenzo Dotti e Andrea Reale, due ex-private banker di Banca Profilo, assumono infine i ruoli di team leader: contribuiranno a coordinare banker e specialisti.

Tre pilastri del wealth management

“Si potrebbe dire che il wealth management di Cherry Bank nasce ‘al contrario’”, scherza Francesco Bossi. “All’origine c’è infatti la business unit di corporate investment banking, che fornisce supporto alle imprese nel gestire situazioni complesse o di difficoltà”. Un’attività che ha creato un forte legame di fiducia con molte famiglie imprenditoriali, “che a loro volta ci hanno chiesto di gestire il loro patrimonio”, aggiunge il manager.

La piattaforma di wealth management di Cherry Bank si articola su tre pilastri di servizio, di complessità crescente. Il primo risiede proprio in una piattaforma aperta di soluzioni d’investimento. In termini operativi, Cherry Bank ha deciso di non affidarsi a una SGR interna, ma di offrire ai clienti tutte le soluzioni disponibili sul mercato, su ispirazione del modello anglosassone. Una scelta deliberata, guidata dalla volontà di “evitare conflitti di interesse che ci sembrano molto evidenti”, e di rivolgersi ai clienti che sono disposti a pagare commissioni di consulenza in cambio di trasparenza totale e di “un pieno allineamento tra i nostri e i loro interessi”, afferma Francesco Bossi.

Il secondo pilastro è dato dall’accesso ai private market, sia primari sia secondari. Sul primo fronte, “preferiamo relazioni con piccoli player che operano in nicchie di mercato poco servite dai grandi operatori, perché è qui che crediamo si trovino le vere opportunità di valore”, afferma Bossi. Sui mercati secondari, Cherry Bank cerca IRR soddisfacenti e tempi ridotti di realizzazione, acquistando quote di fondi per metterle a disposizione dei clienti, sia autonomamente sia tramite partner. “La caratteristica che ci distingue è la nostra capacità di fare due diligence anche sui mercati privati. D’altro canto, è proprio dal cherry picking che la nostra banca prende il nome”, spiega il responsabile.

Il terzo pilastro del wealth management è quello dei veicoli di investimento cartolarizzati, composti dai portafogli crediti dell’area corporate investment banking. Qui Cherry Bank “mantiene molta 'skin in the game'”, compartecipando al rischio d’investimento, come precisa Bossi. La struttura commissionale prevede una huddle rate (la soglia minima di rendimento da conseguire oltre la quale la banca comincia a guadagnare) fissata all’8%, e l’IRR medio per gli investitori si attesta intorno al 20 per cento.

Crescita organica e inorganica

Per il futuro, la banca punta a crescere attraverso tutti i canali possibili, organici e non. Giovanni Bossi, CEO di Cherry Bank, ritiene che le acquisizioni esterne siano “uno dei canali di sviluppo della banca”, in linea con la storia dell’azienda. Cherry Bank è nata infatti nel 2020 come società finanziaria specializzata in NPL, per poi acquisire il Banco delle Tre Venezie nel 2022, ottenendo in dote la licenza bancaria, e infine la Banca Popolare Valconca nel maggio 2024. La strada delle acquisizioni, quindi, è ben sperimentata e rappresenta una strategia sul tavolo. “Il problema è trovare qualcosa di valore. Il settore finanziario, così come molti altri comparti, ha valutazioni sin troppo tirate. Se mi guardo in giro oggi, non vedo assolutamente nulla che abbia un valore interessante rispetto al suo contenuto sostanziale”, afferma Giovanni Bossi.

Per quanto riguarda il reclutamento di nuovi banker, l’obiettivo di crescita non diminuirà il focus sulla qualità. “I professionisti che cerchiamo devono essere in grado di sedersi con gli clienti e parlare non di gestione, ma di servizi e competenze. I nostri banker devono essere relationship manager e imprenditori al tempo stesso”, conclude Francesco Bossi.