"È ormai chiaro a tutti che la Cina ha attivato una politica monetaria di allentamento senza quartiere", commenta Anthony Doyle, investment director del team Retail Fixed Interest di M&G Investments, a margine della decisione della People’s Bank of China dello scorso venerdì di ridurre i tassi di interesse di 25 punti. "Questa decisione di tagliare ancora i tassi è un ulteriore forte segnale dato ai mercati che il governo vuole dare sostegno al rallentamento economico della nazione. Ad oggi, non è chiaro se il passaggio della banca centrale a una politica monetaria di allentamento abbia sortito grandi effetti sull’economia reale", si chiede l'esperto. "Ancora più importante il fatto che il coefficiente di riserva per le banche sia stato tagliato tra lo 0,5 e l’1%, liberando così ancora più liquidità per stimolare gli istituti finanziari a prestare".
Sembra solo questione di tempo prima che la People’s Bank of China tagli ancora i tassi. Tuttavia, il governo cinese ha posto enfasi sul fatto che la crescita economica di per sé non è una priorità assoluta come in passato, e che sarebbe preferibile una crescita magari più lenta, ma di migliore qualità, e meno dipendente dalle esportazioni. Probabilmente, "l’area che beneficerà di più delle decisioni di oggi sarà il mercato azionario, che se lasciato senza controlli potrebbe porre un rischio per i mercati finanziari globali in un futuro non troppo remoto”, spiega Doyle.
Cina, sesto taglio dei tassi di interessi in undici mesi

foto: autor Rahego, Flickr, creative commons
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